Portano un nome diventato famoso per tutti, sioux, ma che tutti o quasi ignorano derivi da un termine dispregiativo utilizzato all’epoca per indicare con l’espressione “meno che serpente” la popolazione che viveva nelle grandi pianure del centro America e del sud del Canada, ora confinata in una riserva.

Più volte protagonisti, loro malgrado, di storie, leggende, romanzi e film, i Sioux da qualche tempo sono alla ribalta dell’opinione pubblica per una vicenda legata ancora una volta al territorio dove sono confinati.

Una lunga battaglia mediatica ma vissuta in prima linea dalla popolazione nativa americana, è stata condotta per mesi contro la decisione della Dakota Access Pipeline di costruire un oleodotto sotto al Lago Oahe nel Nord Dakota, che avrebbe minacciato seriamente l’approvvigionamento idrico della loro vicina riserva.

Supportati da diversi personaggi del mondo dello spettacolo, da persone che hanno accolto la causa presidiando i luoghi in pericolo e da quelle che hanno continuato a manifestare sui media con accorati appelli, i Sioux finalmente hanno ottenuto lo stop dei lavori di attuazione dell’oleodotto, che verrà con ogni probabilità deviato dal percorso previsto in progetto.

Una vittoria momentanea

Al di là dei titoli che li vogliono vincitori del lungo braccio di ferro con la compagnia petrolifera, in realtà i Sioux hanno solo tirato un momentaneo sospiro di sollievo; il corpo militare degli ingegneri americano ha affermato che non concederà i permessi per costruire l’oleodotto sotto al lago, decisione garantita da Obama che, in qualità di presidente uscente, lascia la situazione in balia di possibili e preoccupanti cambiamenti.

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Quello che si chiedono i Sioux infatti è se l’amministrazione del nuovo presidente Donald Trump confermerà quanto ottenuto in questi giorni, evento possibile solo realizzando e presentando una dichiarazione di impatto ambientale che supporti la momentanea decisione.

Lo stop in realtà è solo una garanzia di deviazione dell’oleodotto e il repubblicano John Hoeven avrebbe affermato che durante un incontro con la squadra governativa di transizione, Donald Trump avrebbe supportato il completamento della conduttura lunga 1172 miglia, in grado di trasportare 470.000 barili di petrolio al giorno in ben 4 stati.

Nuova battaglia quindi all’orizzonte per i Sioux che si sono dichiarati disposti ad arrivare in Tribunale qualora la nuova amministrazione Trump decidesse di invertire la decisione presa da quella di Obama.