L'hotel rigopiano giace oramai sotto una montagna di neve, e il silenzio che impera in tutta la zona è rotto solo dalla grande forza e dall'impegno che i soccorritori stanno impiegando nella ricerca dei sopravvissuti. L'eco delle loro voci si disperde per chilometri mentre, urlando nel nulla che li circonda, sperano di udire una voce di speranza. Un'altra notte se n'è andata sopra quel che resta dell'Hotel rigopiano, e purtroppo nessun segnale è ancora pervenuto dalle macerie.
Finora sono quattro i corpi estratti privi di vita, con due persone che si sono salvate perché, per un caso fortuito, si trovavano fuori dalla struttura al momento della valanga.
L'ultimo bilancio su coloro che erano presenti nell'edificio quando si è verificata la tragedia, parla di almeno 34 persone, dunque ne mancherebbero all'appello ancora 28. Le speranze, però, dopo due notti di ricerche senza risultati, sono ridotte oramai al lumicino.
Hotel Rigopiano: gli ospiti stavano per andare via
Le persone che soggiornavano all'Hotel Rigopiano stavano lasciando la struttura: i racconti di familiari e amici, in tal senso, sono stati decisamente chiari ed espliciti. Hanno parlato della volontà dei loro cari di lasciare l'Hotel. Il padre di una ragazza ancora dispersa, responsabile del centro benessere all'interno della struttura, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai quotidiani, raccontando l'ultima telefonata con la figlia: "Mi ha detto che già la mattina avevano chiesto l'intervento di un mezzo spazzaneve, perché tutti gli ospiti volevano andare via.
Tale mezzo però non è mai arrivato, e quello che poi è accaduto lo sapete anche voi".
Detriti e neve sull'Hotel Rigopiano
Su quel che resta dell'Hotel Rigopiano non c'è solo la neve, ma anche detriti, resti di alberi e quant'altro. Questo è quanto riportato dai soccorritori. I vigili del fuoco non escludono la possibilità di ulteriori crolli della struttura, e sono chiaramente concordi con la protezione civile sulle difficoltà nel portare avanti le operazioni di soccorso. "Scavare sotto la neve è un conto, scavare sotto un terreno che adesso presenta anche tronchi d'albero, arredamento dell'albergo e ogni altro detrito che la valanga ha sradicato alla natura, è un altro conto"; questo, in sintesi, è quanto emerge dalle parole di chi è impegnato da due giorni nelle ricerche senza sosta, per cercare i corpi sepolti dalla valanga.
Il geologo: "Un'enorme colata di detriti"
Il geologo Gian Gabriele Ori, dell'Università Gabriele D'Annunzio che si trova nella città di Chieti, ha definito lo scenario che si è presentato dinanzi ai suoi occhi come "un'enorme colata di detriti".
Lo studioso, per spiegare quanto accaduto, ha utilizzato le seguenti parole: "È un fenomeno raro, che ha acquisito forza e velocità notevoli sotto la pressione della neve abbondante, dalla debolezza del terreno. Il terremoto lo ha innescato come una miccia". Nel frattempo le ricerche continuano incessantemente, e si attendono comunicazioni dagli addetti ai soccorsi.