“Potete essere fieri di voi”. Così la commissaria Ue alle politiche regionali Corina Cretu, ieri in visita a pompei, ha commentato i risultati raggiunti dal Grande Progetto Pompei; secondo i piani il progetto, finanziato soprattutto grazie a fondi europei, prevede il restauro e la messa in sicurezza del sito di Pompei e dovrebbe concludersi entro la fine del 2018.

Il parere positivo dell’Europa è sicuramente importante, ma non è nulla se confrontato col più recente traguardo raggiunto da Pompei: oltre 3 milioni di visitatori registrati nel corso del 2016; un numero che ha portato il sito partenopeo a diventare il terzo tra siti museali più visitati in Italia, secondo solo al Pantheon e al Colosseo.

Vittorie importanti a seguito delle quali il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini parla di Pompei come “il simbolo di una storia di riscatto”; non si può certamente dagli torto; ma non tutto è rosa e fiori a Pompei.

Il rapporto con i sindacati

Principalmente si sta facendo riferimento alle vicende che vedono contrapposti i sindacati Flp e Unsa, presenti ieri con una manifestazione all’esterno del sito archeologico, e il Soprintendente degli Scavi di Pompei, Massimo Osanna.

Dario Franceschini ha dichiarato che “è normale che ci siano momenti d'intesa e momenti di tensione” nei rapporti con i sindacati; per quanto il commento del ministro sia condivisibile, la vicenda sembra abbia superato la normalità dei rapporti sindacali.

I rapporti tra i sindacati Flp e Unsa e il Soprintendente Massimo Osanna non sono mai stati idilliaci, ma nelle ultime settimane si è giunti ad una serie di accuse reciproche e denunce che meritano di essere approfondite. L’ultimo scontro risale al 26 gennaio, data in cui viene convocata un’assemblea sindacale dalle nove alle undici del mattino; il rischio è quello di non riuscire a garantire l’apertura del sito. Questo lo sanno anche gli organizzatori, che forse usano questo metodo come mezzo di pressione.

Osanna riesce ad aprire gli scavi; per farlo impiega anche i lavoratori della ditta Ales, impiegata a Pompei per manutenzione e vigilanza, e così facendo scatena le ire dei sindacati. Finita l’assemblea Osanna viene denunciato ai carabinieri con l’accusa di tenere nei confronti dei lavoratori “comportamenti anomali che il sindacato non può più tollerare”.

I dubbi mossi all’amministrazione Osanna non si fermano all’impiego del personale Ales, secondo il sindacato non abbastanza qualificato, ma arrivano a toccare diversi temi: dalle cosiddette “aperture spot” dei siti restaurati fino ai dubbi circa la pericolosità dell’amianto presente nel sito.

La risposta di Osanna non si fa attendere e arriva anche a parlare di ricatti da parte dei sindacati; nei giorni successivi alla denuncia rilascia diverse interviste in cui risponde punto su punto alle accuse che gli vengono mosse dai sindacati: parla della del personale Ales, delle aperture “a rotazione” dei diversi siti e dei livelli di rischio dell’amianto, per ora sempre “sempre sotto la soglia di rischio”

Come se questo botta e risposta di accuse e denunce non fosse abbastanza, ora sulla vicenda aleggia lo spettro dei crolli pilotati; la teoria, che da entrambe le parti viene definita assurda e infamante, è che quando c’è tensione sindacale, una parte di Pompei crolla; proprio com’è successo di recente, in un’area non coperta dalla videosorveglianza.

Il lavoro del ministero e della sovraintendenza sta dando i suoi frutti, questo è innegabile. Altrettanto vero è il disagio delle persone che ieri hanno manifestato; in mezzo a queste persone c'erano sicuramente degli arrivisti e dei ricattatori, ma c’erano anche molti che erano solo interessati ai propri diritti.

Sicuramente bisognerà far luce sulle accuse mosse da entrambe le parti, non solo per il bene di entrambe le parti ma anche per il bene degli scavi di Pompei.

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