A dieci mesi dall'approvazione dell'accordo con la Turchia per arginare l'emergenza migratoria che, attraverso le acque dell'Egeo, aveva interessato la Grecia, in particolare, e tutta la frontiera sud-orientale del Mediterraneo, in generale, la Commissione europea ha presentato lo scorso 3 febbraio un ulteriore piano di blocco migratorio, questa volta indirizzato alle acque centrali del mare nostrum, affidandosi agli accordi bilaterali stipulati tra Roma e il governo di Fayez Al Sarraj, per il momento dimostratosi poco avvezzo alla rappresentanza generale del suo Paese.

Ad essere sotto scacco sono ora i flussi migratori del ponte libico-italico con l'obiettivo di arrestarli prima che valichino il confine delle acque libiche, in modo da contrastare efficacemente tutto l'inventario d'illegalità che tale flusso comporta: immigrazione clandestina, traffico di esseri umani, contrabbando tra le sponde sud-nord del mediterraneo. Il patto tra Roma ed il premier libico avrà durata triennale, con possibilità di rinnovo alla scadenza, e prevede una serie di otto articoli che sottolineano a più riprese l'impegno necessario da parte di Tripoli nel controllo in loco delle proprie coste, spalleggiata dall'assistenza italiana nel monitoraggio delle frontiere meridionali. Alla firma le parole di Gentiloni: ''Una giornata di svolta che autorizza speranza per il futuro della libia'', il tutto seguito dal plauso generale della Ue.

L'impegno italiano e quello russo

La partnership italiana prevede, così si legge nel testo, sostegno e supporto nei riguardi delle istituzioni di sicurezza in tutte le regioni che vengono colpite dall'immigrazione clandestina; ciò si traduce in termini di addestramento, equipaggiamento, cooperazione con la guardia costiera libica, utilizzo di nuove tecnologie quali droni nella sorveglianza territoriale, manutenzione, trasporti e sanità. Il Memorandum sprona, poi, in chiusura al ''sostegno alle organizzazioni internazionali che operano il Libia per proseguire gli sforzi mirati anche al rientro dei migranti nei propri paesi d'origine'', e ancora ''l'avvio di programmi di sviluppo, attraverso iniziative di job creation''.

Sullo sfondo della vicenda, intanto, aleggiano i fantasmi di Russia ed Egitto intenti a supportare in Libia il generale Khalifa Haftar, ora capo dell'ala militare che risponde al governo avversario di Tobruk, il quale sembra acquistare sempre più potere a scapito dell'attuale premier. La debolezza di Sarraj si riconduce ad una situazione di generale fragilità soprattutto economica della nazione che rischia il caos; secondo fonti diplomatiche algerine, così come citate dal giornale online Middle East Eye, la Russia ''ha accettato di armare Haftar, fornendo mezzi corazzati, munizioni, sistemi di radar e di sorveglianza. In cambio il generale faciliterà ai russi l'accesso nei porti e negli aeroporti della Libia''.