Nuovi sviluppi nell'inchiesta per le tangenti alla base della Marina Militare di Maricommi, a Taranto. Il pm Maurizio carbone ha richiesto sette nuove ordinanze cautelari. Il nome dell'operazione è "Blackhander". In carcere sono finiti Paolo Bisceglia, imprenditore originario di Milano e residente a Messina, Marcello Martire, dipendente civile del Ministero della Difesa in servizio a Maricommi (entrambi erano già stati coinvolti in una precedente operazione), Giuseppe Musciacchio e Vincenzo Calabrese, mentre ai domiciliari sono andati Gaetano Abbate, titolare della Kent srl di taranto, che produce e fornisce divise militari,e Pio Mantovani, romano di 66 anni.
Terzo arresto invece per il capitano di vascello Giovanni Di Guardo, ex comandante della base di Maricommi a Taranto, che era tornato a casa pochi giorni fa, dopo alcuni mesi di detenzione.
Le accuse mosse agli imputati per le tangenti alla Marina militare di Taranto
Il capitano, finito agli arresti domiciliari, avrebbe organizzato un giro di tangenti per pilotare tutti gli appalti della base della marina militare di Maricommi, a Taranto: si andava dalla fornitura di maglioni allo smaltimento dei reflui. La tangente era pari a circa il 10% del valore dell'appalto. Questo meccanismo impediva naturalmente ogni tipo di leale concorrenza. Tra le accuse del pm Maurizio Carbone ci sono l'associazione per delinquere, la turbativa d'asta, la corruzione.
Diversi gli episodi contestati dal pubblico ministero.
Gli episodi contestati per le tangenti alla Marina militare di Taranto
Ci sono anche nuove circostanze al vaglio degli inquirenti. Diecimila euro Di Guardo li avrebbe intascati per evitare di far scattare la polizza fideiussoria prevista in caso di ritardo di un contratto di fornitura. A settembre 2016 un'altra tangente da ventimila euro sarebbe finita nelle tasche dell'ufficiale della base della Marina militare di Taranto. L'avrebbe elargita Mantovani per ottenere l'affidamento di una fornitura di seimilaseicento litri di smalto (valore stimato: ducentomila euro). Ventimila euro sarebbe invece la somma sborsata da Musciacchio per garantirsi appalti per duecentoquattordicimila euro.
L'accusa per Calabrese invece è di aver elargito a Di Guardo tremila euro per avere il controllo del servizio di smaltimento dei reflui della nave Espero (valore stimato trentacinquemila euro).
Per essere aggiornato in tempo reale sulle notizie dell’ultim’ora, clicca su “Segui”.