E’ iniziata domenica scorsa l’offensiva lanciata alla capitale della Siria Damasco da una coalizione di organizzazioni militari sunnite chiamate Tahrir al-Sham. Il gruppo leader di questa rete islamica è Jabhat Fateh al-Sham, un tempo affiliato ad al Qaeda, quando aveva il nome di al-Nusra, staccatasi dal gruppo terroristico poiché il suo obiettivo era diventato unicamente la guerra ad Assad in Siria e non la jihad internazionale.

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Ecco perché dentro la nuova organizzazione restarono solo i miliziani siriani. Questa costellazione di organismi militari, nell’ambito della guerra in Siria, non si pongono come specifico obiettivo quello di combattere contro l’Isis, con cui non hanno nulla a che vedere, ma intendono colpire il regime di Assad.

Ecco il perché di questa offensiva diretta alla capitale, in un momento in cui l’apporto al regime da parte di Russia e Iran ha consentito una rinascita del dittatore siriano ma anche una ripresa militare soprattutto proprio contro questi gruppi ribelli islamici.

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Respinto il primo assalto

L’attacco di domenica è stato portato nella parte nord-orientale della città, presso di distretto di Jobar, attraverso autobombe e lanci di mortaio verso il centro cittadino: sembra siano stati utilizzati anche tunnel sotterranei. Nei primi due giorni di combattimenti l’esercito siriano è riuscito a fermare l’avanzata dei miliziani. Secondo il “controverso” Osservatorio siriano per i diritti umani, l’organismo che monitora la guerra siriana da Londra, l’aviazione del regime di Assad avrebbe condotto una trentina di raid aerei sulle postazioni dei ribelli islamici. La zona contesa da due anni torna nuovamente ad essere al centro di uno dei conflitti interni alla Siria.

Tra attacchi e contrattacchi

Il secondo assalto al centro della città è partito alle 5,00, ora locale, di oggi, sempre da Ghouta, la roccaforte dei miliziani nella parte est di Damasco, dove da qualche settimana le forze governative cercano di conquistare la zona. E' possibile che si tratti di un contrattacco, quello dei ribelli, anche per allentare il peso dei bombardamenti dell’esercito siriano.

Il distretto di Jobar è a due chilometri dalla città vecchia, diventando strategico per la presa della città, che il sistema militare del regime sembra proteggere abbastanza bene grazie al bombardamento aereo che ha messo a ferro e fuoco l’intera area dove i miliziani si sono spinti.

Una guerra interna tra sunniti e sciiti

La guerra dei gruppi islamici ribelli su Damasco, malgrado le sconfitte subite dall’esercito di Assad, continua imperterrito e arriva dopo la strage di mercoledì scorso in seguito a due kamikaze che si sono fatti esplodere in centro città uccidendo 31 persone e ferendone 20, tutti civili.

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Qualche giorno prima, sempre a Damasco, 74 pellegrini sciiti erano stati fatti saltare in aria da un ordigno esplosivo.

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