Quando la situazione di tensione tra l'amministrazione Trump ed il regime nord coreano di Kim-Jong Un è arrivata alle stelle il senatore Antonio Razzi, che già in passato aveva visitato Pyongyang e che non ha mai fatto mistero della sua simpatia per il regime comunista si è prontamente offerto per fare da paciere e ristabilire la tranquillità. Proposta che ovviamente non è sembra essere stata presa in considerazione dalle diplomazie occidentali, anche se il senatore intervistato da "Un giorno da pecora" su Radio Uno ha affermato di avere stabilito un contatto con Trump, che a suo dire avrebbe la volontà di trovare una soluzione pacifica alle controversie con Kim.

Il viaggio in Corea del Nord

Il senatore ha mantenuto la parola data, e accompagnato dal senatore Bartolomeo Pepe, ex M5s che ha aderito al gruppo parlamentare Gal (Grandi Autonomie e Libertà) e una troupe di Raidue si è recato in visita a Pyongyang. Fino a questo momento non sono trapelati dettagli circa il viaggio della delegazione guidata dal senatore forzista, ma è emerso che il gruppo dovrà affrontare delle difficoltà per lasciare il paese. Da oggi infatti è scattata la sospensione dei voli che collegano la Corea del Nord alla Cina, che è l'unica nazione che fino ad oggi operava voli nel paese. Come il gruppo di italiani intenda tornare in patria non è dato sapere, anche se probabilmente dovranno optare per il passaggio dai confini terrestri.

La Corea del Nord continua a mostrare i muscoli

Dopo aver sfoggiato missili intercontinentali in occasione della parata militare a margine dei festeggiamenti per il 105° anniversario della nascita del "presidente eterno" Kim Il-Sung, fondatore della Corea del Nord e nonno dell'attuale despota, e dopo aver provato ad effettuare un test missilistico - fallito per motivi ancora non chiari - nonostante le minacce di Trump di intervenire militarmente nel caso lo avessero fatto, il regime di Pyongyang continua a mantenere un atteggiamento minaccioso. E' di poche ore fa la notizia che l'ambasciatore nord coreano all'Onu Kim In Ryong parlando alla stampa avrebbe enfatizzato il rischio di una guerra nucleare nella penisola coreana, ribadendo di essere pronti allo scontro con gli Stati Uniti, accusati di "minare la pace e la stabilità del mondo comportandosi da gangster".

Il presidente americano Trump dopo aver fatto presagire con un attacco preventivo fosse vicino sembra aver fatto retromarcia, preferendo continuare a percorre la "via diplomatica" insieme alla Cina. Ma la situazione resta caldissima, e non ci sarebbe da sorprendersi troppo se gli Usa - che nel frattempo hanno avvicinato alla penisola coreana delle navi da guerra e una portaerei - dovesse decidere di attaccare.