Mosca non nega l'avvenuto raid dell'aviazione siriana su Khan Sheikhun. Il portavoce del ministero della difesa, il generale Igor Konashenkov, smentisce però l'uso di armi chimiche da parte delle forze governative. L'intossicazione da gas nocivi che ha causato la morte di 72 civili, tra cui oltre una decina di bambini, sarebbe stata provocata dall'esplosione di un arsenale chimico a disposizione dei ribelli, l'obiettivo dell'attacco infatti sarebbero stati un deposito di armi ed una fabbrica di munizioni dei ribelli estremisti, situate nella periferia orientale della città che si trova nella provincia di Idlib.

La zona, come noto, è sotto il controllo delle milizie di Fatah al-Sham (ex Fronte al-Nusra).

Le stesse armi di Aleppo

Secondo la versione del Cremlino, le armi esplose a Khan Sheikhun sono le stesse che i miliziani di Fatah al-Sham hanno utilizzato ad Aleppo durante l'assedio, dove furono riscontrati gli stessi sintomi da intossicazione nella popolazione civile. La Russia, pertanto, si oppone in maniera netta alla tesi, sostenuta dall'Osservatorio siriano per i diritti umani e ripresa da gran parte dei media occidentali, che il governo siriano abbia deliberatamente decretato un attacco con armi chimiche. Oggettivamente non ha molto senso, se pensiamo all'attuale posizione di vantaggio raggiunta da Bashar al-Assad nel conflitto, dopo le prese di Aleppo e Palmira.

La versione di Damasco

Già ieri, il comando delle forze armate siriane aveva smentito in maniera categorica le accuse di 'attacco chimico a Khan Sheikhun'. "Le forze armate - si legge in una nota dell'agenzia SANA - non dispongono di questi materiali, non li hanno mai usati e non li useranno in nessun luogo.

La responsabilità è da attribuire ai gruppi terroristici ed ai loro seguaci".

ONU, si riunisce il Consiglio di sicurezza

Intanto è prevista in giornata la riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno presentato una bozza di risoluzione da sottoporre all'attenzione delle Nazioni Unite, nella quale, oltre a condannare il presunto raid chimico, viene chiesta al più presto un'indagine completa.

Nello specifico, si chiede all'Organizzazione contro le armi chimiche di riferire al più presto su tutti i dettagli che sono stati raccolti ed elaborati durante la missione di controllo sul luogo dell'attacco.

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