Salgono precisamente a 68 i bambini uccisi nell'attentato ad Aleppo, in Siria. L'orrore si è consumato questa volta a Rashideen, sobborgo ribelle a ovest della città di Aleppo, e ciò che vi è di più orribile nel bilancio finale è proprio il numero elevato di bambini tra i 120 civili coinvolti nel massacro.

Facevano parte di un convoglio di 75 autobus ed erano in tutto 5000, tra donne e bambini, ad essere trasportati dalle cittadine sciite nella "zona controllata dal governo" quando sono stati colpiti dall'auto kamikaze.

Lo rende noto l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), specificando che il bilancio purtroppo è destinato a salire. Il mezzo carico di esplosivo che si è scagliato contro la colonna di convogli contenenti i civili, era apparentemente destinato a portare aiuti, tra cui cibo e altri beni di prima necessità. Nell'impatto il mezzo che marciava in colonna ha preso immediatamente fuoco.

Sospettati i jihadisti

Sembra che per ora non vi sia traccia di alcuna rivendicazione, nonostante si facciano largo sospetti piuttosto fondati sui jihadisti.

L'autobomba, che doveva colpire proprio gli sfollati di Foua e Kefraya, sarebbe infatti partita dalla provincia di Idlib, attualmente in mano a Hayat-al Tahrir al-Sham, del quale si conoscono "i legami con al-Qaeda". Si presume infatti che i terroristi avrebbero agito per vendetta o per sabotare l'accordo di scambio di civili intrappolati nelle quattro città assediate. Intanto in un comunicato via twitter l'Esercito Siriano Libero ha esplicitamente ribadito di "condannare categoricamente l'attentato".

Lo stesso sdegno è stato espresso in merito dal gruppo islamista-salafita Ahrar al-sham: "un attacco codardo e contrario ai principi fondamentali della religione".

Lo scambio di prigionieri tra le due città sunnite (Madaya e Zabadani) sotto il controllo dell'esercito del regime e di Hezbollah e quelle sciite ( Foua e Kefraya), sotto il controllo dei ribelli, prevedeva lo spostamento massiccio di circa 30 mila persone, compresi combattenti e civili.

L'accordo di evacuazione di Foua e Kefraya fa parte del cosiddetto "piano di scambio di civili intrappolati", che è stato ripreso oggi e che coinvolge complessivamente circa 5000 persone.

Una situazione che ormai sembra letteralmente sfuggita di mano, e a cui anche il Papa ha fatto riferimento nel messaggio Urbi et Orbi, in occasione della Pasqua : "Il Signore risorto guidi i passi di cerca giustizia e pace. In modo particolare sostenga gli sforzi di quanti si adoperano attivamente per portare sollievo e conforto alla popolazione civile in Siria". Si spera che il suo messaggio di pace arrivi.

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