Con la sentenza dello scorso 11 maggio sul divorzio, la Cassazione fa un balzo in avanti nel merito dei diritti civili. Decidendo in modo definitivo sulla separazione tra l'ex ministro dell'economia nel Governo Monti, Vittorio Grilli, e la coniuge, Lisa Lowenstein, la Corte ha respinto la richiesta di assegno divorzile di quest'ultima sulla base di ragioni che aprono nuove strade in campo giuridico. Mutano i criteri di assegnazione: non vale più il "mantenimento del tenore di vita" precedente alla separazione legale, bensì il grado di "autosufficienza" di colui che richiede lo scioglimento del legame.
Il matrimonio cessa di essere una sistemazione per la vita
I tempi sono cambiati, ha dichiarato la Cassazione per giustificare una sentenza che a buon diritto fa storia. "Il matrimonio non è più un mezzo per sistemarsi, è piuttosto un atto di libertà e responsabilità". Il nuovo corso dei tempi richiede che sia affiancato da un'innovazione anche sul piano culturale. Per questo, in questa direzione, si spiega il superamento della concezione "patrimonialistica" del matrimonio, inteso come "sistemazione definitiva."
Nuovo criterio per l'attribuzione dell'assegno di mantenimento divorzile
La novità della sentenza concerne il criterio in base a cui corrispondere l'assegno di mantenimento divorzile. Il parametro vigente fino adesso cade e si considera invece il grado di autosufficienza/sostentamento del richiedente.
Nel caso che se ne attesti la capacità e l'indipendenza economica ("redditi patrimonio mobiliare e immobiliare, capacità di lavoro e disponibilità stabile di un'abitazione"), l'assegno non viene elargito. Viene dato soltanto quello per il sostentamento dei figli (generalmente, fino alla maggiore età).
Italia ed Europa a confronto prima della sentenza della Cassazione
Il fatto di essere di fronte a un cambiamento epocale in Italia, è più chiaro alla luce del confronto con altri paesi europei rispetto ai quali le differenze fino a oggi sono state enormi. Prima di tutto, diverse sono state le regole di divorzio che in molti paesi anglosassoni e dell'Unione europea sono quelle dei "patti patrimoniali." Ma altri sono stati anche i tempi di elargizione dell'assegno: di un anno, in Germania; poco più di 3 anni in Olanda.
Senza contare la giurisprudenza in merito all'affidamento dei figli. Che in Germania e Olanda prevede la condivisione tra i due coniugi, mentre in Italia corrisponde di norma a un rapporto esclusivo con un unico genitore. Quello "collocatario", scelto dal giudice. È quest'ultimo ad occuparsi dei figli per l'85% del tempo. Quanto alla "casa coniugale", infine, in Italia è data di norma al coniuge più debole - generalmente la donna - mentre negli altri paesi viene per lo più venduta.