Con una maxi operazione coordinata dalla DDA calabrese è stata smantellata la cosca Arena. Tra le varie attività, affari da milioni di euro anche al Cara di Isola di Capo rizzuto, in provincia di Catanzaro, che è il Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo. Un'operazione che ha portato all'arresto di 68 persone.

Migranti: affari d'oro per la 'Ndrangheta e non solo

La 'Ndrangheta, i migranti, il Cara di Isola di Capo Rizzuto e il parroco del paese, sono tutti gli elementi dell'ultima inchiesta della DDA di Catanzaro, che ha portato il fermo di 68 persone, tra le quali, oltre al parroco, anche Leonardo Sacco, il governatore della "Fraternita di Misericordia" l'ente che gestisce il centro di accoglienza, considerato vicino alla parlamentare Dorina Bianco e alla famiglia del Ministro degli Esteri, Angelino Alfano.

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Infatti qualche anno fa, Sacco, finito nell'occhio del ciclone, per aver indicato il cognato di Alfano, Lorenzo Montana, alla dirigenza della struttura di Lampedusa. Incarico che Montana non ha ricoperto per molto, per la sua poca esperienza per quel ruolo. ti.

Il centro di accoglienza migranti più grande d'Europa

Le accuse sono a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, porto e intestazione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, truffa aggravata, malversazione ai danni dello Stato e altri ancora.

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Insomma, Un lungo elenco di reati. Secondo gli inquirenti, la cosca degli Arena agiva da anni nella zona di Catanzaro e Crotone e aveva messo le mani sugli appalti di fornitura del Centro di accoglienza S. Anna, il più grande d'Europa, che ospita 1500 migranti. Anello di congiunzione tra criminalità organizzata e il Cara di Isola di Capo Rizzuto, sarebbe stato Leonardo Sacco, alla guida dell'ente che gestiva la struttura e che aveva vinto l'appalto sulla ristorazione.

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"L'operazione di oggi, denominata Johnny, conferma che laddove ci sono poteri o denaro, c'è la 'Ndrangheta che sfrutta il bisogno anche dei disperati" ha detto il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, che poi ha spiegato con un esempio pratico, come la cosca facesse affari. "Se per esempio la società doveva fornire 500 pasti", ha detto "ne portavano 300 e gli altri non mangiavano". Un sistema che, secondo le indagini, andava avanti da quasi un decennio, almeno dal 2009.

Degli oltre 100 milioni che dovevano servire per la gestione della struttura, quasi un terzo, è la stima degli inquirenti, sarebbe finita nelle tasche della 'Ndrangheta. Infine, tra il 2015 e il 2016, cosche satelliti della famiglia Arena, erano particolarmente attive anche nelle zone balneari del crotonese, attuando una serie spaventosa di crimini a fini estorsivi, nei comuni di Borgia e Vallefiorita, grossi centri turistici e imprenditoriali.

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