E' caccia al killer nei campi nomadi della Capitale. La polizia sta cercando il responsabile dell'incendio che martedì notte è costato la vita a tre sorelle di etnia rom: con i genitori e altri 8 fratelli dormivano in un camper parcheggiato a Centocelle davanti a un centro commerciale, quando sono divampate le fiamme. Gli altri componenti della famiglia sono riusciti a mettersi in salvo, ma le tre sorelle di 20, 8 e 4 anni non hanno avuto scampo. Il cerchio si sta stringendo intorno a un sospettato, un uomo ripreso dalle telecamere del centro commerciale mentre a volto scoperto lancia una bottiglia incendiaria con l'intento, evidentemente, di fare una strage.

Escluso il movente di stampo razziale, gli investigatori ritengono che si sia trattata di una vendetta tra clan rom. O perché la famiglia delle tre vittime avrebbe fatto i nomi dei nomadi responsabili della morte di Zhang Yao, la giovane cinese scippata e travolta da un treno mentre inseguiva i ladri vicino al campo rom di via Salviati a Tor Sapienza. Oppure, per un giro di racket ed estorsioni tra famiglie nomadi. Il Campidoglio proclamerà il lutto cittadino.

Rogo nel camper: odio, faida e vendetta tra clan rom

Le tre sorelle della famiglia Halilovic sarebbero morte a causa di una vendetta tra clan rom rivali. Una faida scaturita da un odio verso gli Halilovic, il padre Romano, la madre Mela, e gli undici figli che non a caso negli ultimi tempi avevano lasciato il grande campo nomade di via Salviati a Tor Sapienza, e l'altro della Barbuta, sull'Appia, alle porte di Ciampino, per qualcosa di più di una "semplice" difficoltà di convivenza tra etnie diverse.

Gli Halilovic avrebbero fatto i nomi dei tre rom finiti in manette per la morte di Zhang Yao, la ragazza di origine cinese che lo scorso dicembre fu scippata e morì travolta da un treno proprio mentre stava inseguendo i responsabili, ai margini del campo di via Salviati. I nomadi sono stati arrestati dalla polizia a gennaio nel campo La Barbuta, pure abbandonato dagli Halilovic.

Però i tre poi sono finiti in manette per lievi pene e solo per furto. Per questo al vaglio della Squadra Mobile, coordinata dalla procura di Roma che ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo volontario e incendio doloso procedendo al momento contro ignoti, c'è anche un'altra ipotesi.

Il clan Halilovic già coinvolto in indagini per racket ed estorsioni

La famiglia Halilovic che ha parenti che vivono nel campo di via Salviati e in quello della Barbuta, è considerata dagli investigatori come "dominante" tra quelle che vivono nei centri autorizzati o tollerati. Alcuni componenti del clan erano stati coinvolti nelle indagini della polizia locale che ha ipotizzato un giro di racket ed estorsioni nei confronti di altre famiglie rom, obbligate a pagare per restare nei container assegnati dal comune di Roma. Chi non pagava veniva punito con blitz e rapine. Contrasti, illegalità, ritorsioni che spiegherebbero la scelta degli Halilovic di abbandonare i campi per trasferirsi a vivere nel parcheggio del rogo.

Lo stesso capofamiglia, Romano, ha raccontato alla polizia che nelle ultime settimane era stato minacciato. E la notte del 5 maggio scorso c'è stato un incendio doloso non lontano dal luogo dell'attentato.

Veglia di preghiera e lutto cittadino

La comunità di Sant'Egidio ha organizzato ieri pomeriggio una veglia di preghiera a cui hanno partecipato Mela Hadzovic, la madre delle tre sorelle uccise, gli altri 8 fratelli e alcuni parenti. Il Campidoglio proclamerà il lutto cittadino.