L’attentato al parlamento e al mausoleo di Khomeini a Teheran, provoca almeno tredici morti ed è il primo attacco Isis nel cuore del nemico sciita da parte di due distinti gruppi terroristici sunniti contro obiettivi di forte impatto simbolico.

L’audace vendetta dell’Isis

L’avanzata su Raqqa e Mosul stringe in una morsa crescente le milizie del califfato che stanno battendo in ritirata. L’Isis si è quindi vendicato dell’Iran che affianca con consiglieri militari e reparti operativi l’esercito iracheno e il regime di Bashar Assad in Siria, sfidandolo direttamente a casa sua.

La tattica del mordi e fuggi diluisce la strategia terroristica

Il progressivo indebolimento della struttura militare costringe l’Isis a fare di necessità virtù e a diluire su più fronti la capacità operativa. L’invito di mobilitarsi contro l’Occidente, attraverso uno stillicidio di attentati condotti da piccoli gruppi sostenuti da simpatizzanti e fiancheggiatori, prevede una strategia simile anche in Iran. Non a caso, il regime di Teheran ha dichiarato di aver arrestato numerosi sostenitori delle cellule terroristiche.

Scontro politico e culturale

Le immagini riprese con un telefonino, mostrano che i terroristi urlavano ordini in arabo, mentre gli aggrediti chiedevano aiuto in fārsi, per rimarcare la differenza culturale e linguistica tra arabi e persiani, aggravata dallo scontro religioso tra sciiti e sunniti.

Il dubbio degli analisti riguarda il coinvolgimento diretto dei sunniti residenti in Iran, prevalentemente concentrati vicino al confine pakistano e afghano, a grande distanza da Teheran, ma non c’è dubbio che questa minoranza, pari al 5,7% della popolazione, detesta il regime degli Ayatollah.

Le conseguenze degli ultimi avvenimenti

Fiamma Nirenstein, giornalista e corrispondente di lungo corso in Medio Oriente, offre una chiave di lettura a tutto campo basata sugli sviluppi degli ultimissimi giorni.

  • L’Iran è stato colto di sorpresa dall’Isis nonostante l’apparato di sicurezza sia imponente e incardinato sulle guardie rivoluzionarie, il corpo d’assalto e garante della rivoluzione sciita fondato da Khomeini.
  • L’Isis si è vendicato del dispiegamento di Pasdaran iraniani e milizie Hezbollah, eterodirette da Teheran, che appoggiano Assad in Siria e lo contrastano sul fronte iracheno.
  • L’incontro del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Riad con 25 stati sunniti, molti dei quali finanziatori dell’Isis per convenienza interna, come Arabia Saudita e Qatar, ha smosso le acque, gettando le basi di una nuova coalizione antiterrorismo per sconfiggere il califfato, ma che prevede anche il ridimensionamento della ambizioni strategiche iraniane nell’area.
  • Il colpo di scena orchestrato dai sauditi con il sostegno di Emirati arabi, Bahrein, Egitto e Yemen per isolare il Qatar, molto vicino all’Iran e alla Fratellanza musulmana, che è considerata punto di riferimento per numerose organizzazioni integraliste, si collega a questa esigenza.
  • La pressione crescente sull’Isis si ritorce anche contro Teheran, Hamas ed Hezbollah proprio a causa del rafforzamento del fronte sunnita con l’appoggio di Giordania e Israele in funzione antiraniana.
  • Per consolidare questa strategia, Trump sta progettando di considerare organizzazioni terroristiche non solo Hamas, ma anche la Fratellanza musulmana, Hezbollah e la stessa guardia rivoluzionaria khomeinista per colpire il pilastro e il braccio armato della potenza sciita nel Golfo.
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