Ieri pomeriggio, 6 giugno, davanti alla Basilica di Notre-Dame, un giovane armato di coltelli e martello si è avventato sui poliziotti, i quali dopo un'accesa colluttazione sono riusciti ad immobilizzarlo.

Nella prima immagine si nota l'uomo a terra

Più di ogni notizia a volte possono le immagini e sono due quelle che oggi, meglio di ogni altra spiegazione, ci raccontano anche simbolicamente quel che è accaduto a Parigi durante l'attacco di Notre-Dame.

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Nella prima si nota l'attentatore a terra, davanti alla Cattedrale di Notre-Dame, ormai neutralizzato, ferito e sconfitto senza appello. Ora è in ospedale ma solo alcuni minuti prima aveva cercato di aggredire un agente con un martello. L'intervento dei colleghi però è stato immediato e funzionale. A parte il primo gendarme ferito, non ci sono altre vittime e l'operazione per fortuna è durata pochissimi minuti.

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Nella seconda 900 persone con mani alzate

Nella seconda è di un impatto decisamente diverso. Novecento persone dentro la Cattedrale di Notre-Dame, simbolo della cristianità e della Francia stessa, immobili e con le mani alzate. Sembra un segno di resa, di paura, in realtà la verità è un'altra: è stata la polizia stessa a chiedere ai presenti, per motivi di sicurezza, di mostrare i palmi. Tutti infatti sono rimasti illesi e poco dopo sono potuti uscire senza panico dalla chiesa.

L'effetto disorientante però, simbolo di quanto il terrorismo stia piegando le nostre vite, colpisce. Così come colpiscono altri dettagli di questo attacco: in primis l'aggressore, che secondo quanto recita il documento d'identità, è uno studente algerino di quarant'anni non noto alla polizia, ma che aveva la residenza qui, nella Val-d'Oise, la stessa zona da cui provengono i presunti terroristi arrestati solo due mesi fa a Marsiglia, con l'accusa di legami con i guerriglieri di Al Baghdadi.

L'uomo sarebbe un soldato d'ISIS

Poi l'uomo, secondo quanto riferito dal Ministro dell'Interno Collomb, avrebbe gridato prima "lo faccio per la Siria" ed infine si sarebbe autodefinito, "soldato d'ISIS". Un termine ben preciso non casuale. Esattamente la dizione usata dal sedicente Stato Islamico nei sui proclami e nelle sue rivendicazioni e non solo. L'ultimo numero di Rumia, il mensile della jihad, è proprio dedicato agli attacchi con armi improvvisate nei paesi occidentali.

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Nell'articolo si spiega nei dettagli come compiere attentati con lame e altre armi di facile reperibilità; come studiare e scegliere l'obiettivo; come e dove colpire. Ennesima conferma, forse, di quanto anche la lotta alla propaganda sul web sia decisiva per sconfiggere il terrore estremista.

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