Una ragazzina vittima di stupro un anno fa è costretta a lasciare l'Italia, tra l'indifferenza e la noncuranza della gente. La giovane l'estate scorsa aveva subìto una violenza di gruppo. Fra gli assalitori c'era anche il suo fidanzato e da allora non era più la stessa. Da quell'istante era stata anche vittima di emarginazione e di distacco da parte dei suoi concittadini di Pimonte, un paesino alla porte di Napoli. Come se la colpa dell'accaduto fosse sua, secondo la gente del luogo se l'era cercata.

I violentatori sono tornati in libertà

I suoi aguzzini dopo un periodo in comunità sono stati rimessi in libertà e sono ritornati a vivere nello stesso comune.

Secondo il garante dell'infanzia Cesare Romano, che si è occupato del caso della giovane, non è stato fatto abbastanza per proteggere la minore dalla continua emarginazione sociale nella quale ha vissuto. Il suo disagio psicologico è aumentato talmente tanto che la famiglia ha deciso di allontanare la ragazza dal paese, per cercare un luogo più sereno dove potesse riacquistare la tranquillità.

La violenza registrata dagli aguzzini

L'anno scorso una ragazzina di 15 anni originaria del paesino di Pimonte venne stuprata da un branco di undici ragazzi, di età compresa fra i 14 e i 17 anni, residenti nello stesso comune. La prova della violenza era racchiusa in due video contenuti negli smartphone di 5 degli indagati.

Evidenti erano le violenze subite dall'adolescente per costringerla a sottomettersi agli abusi. Avevano più volte ricattato la ragazza di diffondere in rete dei filmati intimi di lei mentre giaceva con il suo fidanzatino, anche lui coinvolto nella vicenda, anzi addirittura segnalato come l'organizzatore. Il giovane 17enne era additato da tutto il paese come non frequentabile, chiaccherato nipote anche di uno dei boss del luogo.

Le amiche della vittima le avevano più volte raccomandato di non frequentarlo, ma era stato più forte l'innamoramento.

L'ostracismo del paese

Secondo l'angosciante racconto della giovinetta, il comportamento del compagno era stato ambiguo: inizialmente avrebbe fatto anche finta di difenderla dagli aguzzini, schivando una minaccia di coltello.

Le violenze sono andate avanti per giorni, nelle capanne di legno della zona Lavatoio dove viene spesso rappresentato il presepe vivente. Il paese era sotto choc, nessuno voleva credere a quanto era accaduto, fin quando i carabinieri di Pimonte non hanno sequestrato i telefonini dei ragazzi, facendo la terribile scoperta. Da allora la ragazza è stata isolata socialmente e la beffa si è aggiunta al danno, come se se la fosse cercata. Una mentalità ristretta di paese senza nessuna pietà.