Farà certamente discutere non solo la Chiesa cattolica ma l’intera opinione pubblica. L’accusa di pedofilia, istruita dalla magistratura australiana nei confronti del Cardinale George Pell, è destinata a suscitare grande clamore. È infatti il più alto prelato del vaticano che sia mai stato incriminato per abusi sessuali su minori. I fatti risalgono agli anni ’70 e si sarebbero svolti a Ballarat, città natale di Pell dove all’epoca era un semplice sacerdote. A notificare il reato ai legali del Cardinale è stata stamattina la polizia australiana dello stato di Victoria, in contemporanea alla deposizione delle carte alla Magistrates Court.

Le accuse partono da più querelanti e riguardano non solo i fatti avvenuti a Ballarat tra il 1976 e il 1980, ma anche quelli che si sarebbero consumati tra il 1996 e il 2001 a Melbourne, quando Pell era arcivescovo.

Il Cardinale rifiuta tutte le accuse

Si dichiara innocente e si mette a disposizione della magistratura. Papa Francesco gli ha già concesso un periodo di aspettativa dal suo incarico di prefetto degli Affari economici del Vaticano, e da qualsiasi altra funzione o impegno pubblico, fino all’udienza che si terrà a Melbourne il 18 luglio prossimo.“Tutte le accuse su di me sono false e le rifiuto in blocco – ha dichiarato il Cardinale 76enne George Pell – la sola idea di abuso sessuale mi fa aborrire.” Ordinato sacerdote a Roma nel 1966, il porporato è tornato in Australia nel 1971 dove negli anni è riuscito a raggiungere i ranghi più alti della gerarchia cattolica.

È stato arcivescovo prima di Melbourne e poi di Sidney, nel 2014 il papa lo ha scelto per mettere ordine e fare trasparenza nelle finanze del Vaticano. Le accuse da cui deve difendersi sono gravi e partono da un’indagine iniziata nel 2012. Shane Patton, vice commissario di polizia del distretto di Victoria, ha detto che Pell deve rispondere di diverse accuse e di contestazioni multiple. Già sentito per tre volte dalla commissione di inchiesta, il prelato ha riconosciuto di aver “fallito” nella lotta alla pedofilia nella Stato australiano di Victoria.

La Santa Sede mantiene una posizione neutrale

Una task force formata da tre detective della polizia di Victoria si sono recati a Roma a interrogare Pell a ottobre del 2016. Il Cardinale già in quella occasione ha risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte, riguardanti i fatti emersi dai lavori della Commissione d’inchiesta australiana istituita per indagare sui presunti reati sessuali su minori di cui il prelato è stato accusato.

Da parte sua il Vaticano ha dichiarato – tramite il suo portavoce Greg Burke - di avere il più grande rispetto per la giustizia australiana e che attende la prosecuzione dei lavori dei magistrati, impegnati a fare chiarezza sulle questioni sollevate. Ma ricorda che il Cardinale Pell ha sempre condannato esplicitamente come atti aberranti gli abusi contro i minori, definendoli intollerabili e immorali.

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Anche il fatto che abbia sempre cooperato con le Autorità australiane (tra cui spiccano le deposizioni rese di fronte alla Royal Commission) è un chiaro segno della sua disponibilità a dimostrare legalmente la sua estraneità alle accuse infamanti che gli sono state rivolte e a fugare ogni dubbio in materia. Di notevole rilevanza sono anche il suo appoggio alla creazione della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori – ha sottolineato Burke – e le procedure e i sistemi per la protezione dei minori che ha introdotto come vescovo diocesano in Australia, a cui si aggiungono i servizi di assistenza rivolti alle vittime di abusi.

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