Secondo Declan Walsh, ovvero il giornalista di un articolo del New York Times, Obama avrebbe detto al governo italiano, guidato da Matteo Renzi, la verità sulla morte del giovane, che sarebbe dovuta agli ufficiali della sicurezza egiziana.
La risposta dell'Italia
Nonostante le prove schiaccianti dell'ex presidente americano, il presidente del consiglio dei ministri Paolo Gentiloni risponde dicendo che i contatti tra le amministrazioni di Italia e Usa sono avvenuti nei mesi successivi alla morte di Regeni e che non vi furono elementi e prove che potevano cambiare il corso delle indagini che erano in atto.
Questo articolo è stato scritto subito dopo la polemica di rimandare l'ambasciatore italiano al Cairo, in cui si trova tutta la documentazione di questo caso.
La madre del ragazzo delusa dalla decisione dell'Italia, posta su Facebook la bandiera Italiana in lutto. Con questo articolo si alzano nuove polemiche come la necessità di collaborazione dell'Egitto con l'Italia per diminuire il conflitto in Libia e la presenza dell'Eni di un nuovo giacimento di gas naturale. L'azienda avrebbe anche un ruolo attivo sulle indagini del ragazzo.
Il caso
Giulio Regeni era uno studente di economia e appassionato del Medio Oriente, si trovava al Cairo per scrivere una tesi sull'economia egiziana. I media egiziani fanno sapere della scomparsa del ragazzo il 31 gennaio, cinque giorni dopo che il ragazzo fu visto l'ultima volta il 25 gennaio e stava prendendo la metropolitana per dirigersi al quartiere Bad Al Louq.
Regeni collaborava con il giornale il Manifesto, e si occupava dei movimenti operai egiziani, firmandosi con un altro nome. Il corpo di Giulio fu ritrovato il 3 febbraio, in un fosso a Giza, le autorità parlano di un incidente stradale, ma un quotidiano egiziano rivelò che sul corpo dell'italiano erano evidenti segni di torture e ferite. Il giovane era nel mirino delle forze dell'ordine perché il ricercatore si stava organizzando per avere delle interviste con alcuni attivisti sindacali che facevano parte dell'opposizione egiziana.
Il governo Italiano non ha ricevuto i promessi tabulati telefonici e nemmeno i filmati delle telecamere della metro dove il ragazzo era stato visto l'ultima volta.
A causa di questa negazione, l'Italia ha richiamato il proprio ambasciatore al Cairo.
I genitori di Giulio
I genitori del ragazzo sono stati sempre presenti alle indagini e chiedono giustizia. Le loro parole sono piene di amarezza e delusione, infatti dichiarano che dopo 18 mesi di silenzi e depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo e solo quando avranno la verità sul loro figlio, l'ambasciatore italiano potrà andare al Cairo senza calpestare la loro dignità.
L'avvocato dei genitori spiega che la procura egiziana si è sempre rifiutata di mandare il fascicolo dell'uccisione di Giulio al legali della famiglia, negando così la promessa fatta ai familiari di avere la verità.