In occasione della puntata di "In onda" su La7 di questo venerdì 18 agosto è intervenuta la nota scrittrice e saggista Dacia Maraini che si è soffermata sul tema del terrorismo e del rapporto con la religione. Ecco la parti salienti di quello che ha detto.

'Non ci sono più le ideologie e alcuni giovani si innamorano della morte; terrorismo si affida a entusiasmo e passione'

A una domanda su cosa possa spingere dei giovani a trasformarsi in terroristi, Dacia Maraini ha risposto: "C'è un vuoto, perché non ci sono più ideologie, utopie e allora c'è un innamoramento della morte che seduce spesso i giovanissimi e dà loro uno scopo perverso e mostruoso, che però appunto seduce molto.

Lo abbiamo visto al tempo del nazismo, in cui c'era stato l'innamoramento della morte, l'idea del sacrificio e di dedicare la vita a qualcosa che può essere un Dio o un progetto politico. Ma qui la religione non c'entra assolutamente nulla, come non c'entra la politica: viene solo riempito un vuoto. Più lo Stato Islamico come istituzione perde terreno nelle varie città in cui si combatte e più loro cercano di reagire attraverso un terrorismo guerrigliero molto difficile da prevedere e combattere, poiché affidato all'entusiasmo, alla passione e alla fedeltà di alcuni singoli.

Ma prevedere un'azione di questi singoli è quasi impossibile". Prima di aggiungere: "C'è un Islam che si rivolta contro se' stesso perché le prime vittime di questo Islam violento sono proprio gli islamici. Noi parliamo molto di quanto avviene in Europa, ma se uno fa i conti vede che la quantità di morti e feriti è superiore nei paesi musulmani, dove è in corso una guerra interna sul modo di intendere l'Islam. Ma questo prescinde dalla religione e diventa una battaglia per il potere".

'Il terrorismo non c'entra con la religione, ma con la volontà di dominio e di potenza'

Sul fatto che l'Islam moderato debba prendere maggiormente le distanze da quanto accade, la Maraini ha detto: "Si tende a semplificare, è come dire che siccome in Sicilia c'è la mafia, allora tutti i siciliani sono mafiosi. Forse nei giornali non ne parliamo ma nei paesi arabi, su tutti Marocco e Tunisia, ci sono state molte manifestazioni per prendere le distanze dal fanatismo religioso.

Solo che la loro voce non arriva da noi. Il punto è che il terrorismo ha bisogno dei media, della pubblicità e del fatto che se ne parli, per creare paura. Ma tutto questo con la religione non c'entra nulla. Se uno studia la storia vede che tutti i movimenti terroristici, anche quelli italiani del passato, si basano sul creare paura e fare minacce. Almeno gli anarchici uccidevano i Re, i principi e i potenti, mentre questi se la prendono con la povera gente per strada, sono dei vili che non hanno nulla a che fare con la religione".

La Maraini ha proseguito dicendo: "Il fanatismo è una cosa misteriosa, è una disperata ricerca di un valore. Non credo che uno vada ad ammazzare per soldi. Un fanatismo che in Europa conosciamo bene con la Santa Inquisizione che bruciava e torturava le persone, cosa c'entrava questo con Cristo? Assolutamente niente. Tutto questo riguarda non la religione, ma maggiormente la psicologia e il dominio sugli altri.

C'è un senso di frustrazione e di perdita di potere che ha bisogno di rivalsa, anche con la violenza che anzi diventa un mito potente. C'è un capovolgimento: mentre noi pensiamo che la vita sia la cosa più bella, loro pensano che la morte sia la cosa più bella. Non è religione, ma volontà di dominio". Infine ha parlato della commistione fra potere politico e religioso dicendo: "Io penso che l'inferiorità di certe nazioni derivi anche dal fatto di non essere ancora riuscite a separare lo Stato dalla Chiesa, i quali devono essere separati. Tutti i nostri guai sono venuti da quando Stato e Chiesa si identificavano: noi europei ci abbiamo messo secoli, con guerre, rivoluzioni e tragedie infinite per separare lo Stato e la Chiesa. Questo deve fare anche la comunità musulmana e credo che lo farà, anche se forse ci vorrà un po' di tempo".

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