L'ex campione mondiale dei pesi medi, Jack La Motta, è morto ieri all'età di 96 anni. Era stato ribattezzato "Toro Scatenato" ed ispirò il celeberrimo film di Scorsese che vide Robert de Niro interpretare la sua parte. Pare che sia deceduto in seguito a complicazioni causate da una polmonite, come riferiscono la BBC e un sito gossip di Hollywood che cita le parole della vedova di La Motta. I più giovani non conoscono bene il suo volto, che hanno memorizzato come se fosse quello di Robert De Niro, perchè la sua interpretazione fu talmente magistrale da passare alla storia e regalargli un Oscar.
La vita del pugile è nota perchè Hollywood l'ha raccontata, così come quella di Rocky Graziano, interpretato da Paul Newman in "Lassù qualcuno mi ama" o come il famosissimo "Rocky" di Sylvester Stallone. Jake La Motta, però, è entrato nella leggenda ed è stato uno dei pesi medi più grandi della storia della boxe, pur non essendo particolarmente potente, né tecnico e veloce, né bellissimo a vedersi sul ring. Era però il più coraggioso di tutti e il simbolo del riscatto degli emigranti.
Un emigrante italo-americano
Jack era figlio di un immigrato siciliano, e si trovò nel fiore della gioventù proprio dopo il buio della Grande Depressione americana, desideroso di riscattare la sua gente, gli italo americani del Bronx.
Lo spingeva la voglia di farsi strada, di diventare qualcuno, e lo fece "a suon di cazzotti", di eccessi e sregolatezze. Nella sua carriera da professionista, che durò 14 anni, sostenne 102 incontri, con un record di 83 vittorie che includevano ben 30 ko, solo 19 sconfitte e 4 incontri in parità. Era nato New York nel 1921 da padre messinese e madre ebrea, che gli diede il nome ebraico di Jacob. La sua adolescenza fu inquieta e difficile a causa del suo carattere bellicoso e dell'ambiente duro in cui crebbe. La sua statura non eccessiva, 1,73 metri, non gli impediva di diventare una furia sul ring e di incutere timore agli avversari. Debuttò a 19 anni e la sua carriera ebbe un lancio dopo il doppio confronto con Ray Sugar Robinson, che lo vide vincitore ai punti nel secondo incontro, battendo per la prima volta il mai sconfitto Robinson.
Un carattere difficile
Hanno definito il suo carattere impossibile, e La Motta ha fatto sempre parlare di sé, sul ring e nella vita privata. Si sposò 6 volte e neanche con i suoi manager riuscì ad avere buoni rapporti. Ebbe per manager anche Mike Capriano, un "uomo" del gangster Frankie Garbo e provò anche la prigione a causa di una denuncia di violenza nei confronti di una minorenne. Riteneva di essere fortunato per non essersi mai fatto male seriamente sul ring e perchè, grazie alla sua carriera, molte donne lo avevano amato. Una vita perfetta per essere raccontata da Hollywood.