Cadere è la prima cosa che impariamo, la seconda è rialzarci e lo facciamo perché c’è qualcuno che crede in noi, qualcuno pronto a tenderci la mano”. Si apre con questa frase lo spot della nuova campagna pubblicitaria del Monte dei Paschi di Siena (mps) pubblicizzato in tv da pochi giorni. “Più forza alle persone” è lo slogan coniato dalla banca più antica del mondo. Forse una scelta non proprio azzeccata, vista la quasi contemporanea uscita, giovedì 12 ottobre, di un libro (Il caso David Rossi, il suicidio imperfetto del manager Monte Paschi di Siena, ed.

Chiarelettere) scritto dal giornalista Davide Vecchi. Il tomo di 176 pagine si ripropone di accendere una luce sul misterioso suicidio del braccio destro di Giuseppe Mussari (ex ad di Mps), avvenuto il 6 marzo 2013 gettandosi dalla finestra del suo ufficio. Il primo dubbio dell’autore riguarda l’inopinata distruzione di sette fazzoletti insanguinati. A mettere un ulteriore pizzico di noir a questa storia ci ha pensato anche l’ex sindaco della città toscana, Pierluigi Piccini il quale, in una dichiarazione ‘rubata’ dalle Iene, afferma di non credere alla tesi del suicidio.

Breve ricostruzione del caso Rossi

È il tardo pomeriggio del 6 marzo 2013 quando l’allora capo della comunicazione di Mps, David Rossi, dopo aver telefonato alla moglie per avvertirla che sarebbe tornato a casa, vola dalla finestra del suo ufficio che affaccia in un vicolo nella zona centrale di Siena. I magistrati incaricati delle indagini, Nicola Marini e l’aggiunto Aldo Natalini, ipotizzano subito il gesto volontario, non autorizzano l’autopsia e, appena tre mesi dopo, a giugno, confermano senza ombra di dubbio che si tratti di suicidio.

Conclusione a cui non hanno mai creduto la moglie e i familiari di Rossi che decidono di cominciare la loro personale battaglia giudiziaria alla ricerca della verità.

I dubbi avanzati nel libro di Vecchi

Neanche il giornalista Davide Vecchi sembra molto convinto che si tratti di suicidio. Per questo decide di scrivere un libro per dimostrare che, parole testuali, “il suicidio ipotizzato dai magistrati non è l’unico scenario possibile”.

Dalle prime anticipazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano emerge il mistero dei 7 fazzoletti sporchi di sangue, ritrovati nell’ufficio di Rossi e fatti distruggere su ordine dei magistrati il 14 agosto. Data importante, quella agostana, se si tiene conto che la richiesta di archiviazione del caso Rossi viene depositata il 2 agosto 2013, proprio all’inizio della cosiddetta ‘sospensione feriale’ (dall’1 agosto al 15 settembre) che tutti i tribunali devono rispettare.

I familiari di Rossi e i loro legali non vengono nemmeno avvertiti, anche se avrebbero avuto tutto il tempo, fino al 15 settembre appunto e non i canonici 10 giorni, per fare ricorso. Altro fatto grave è che i suddetti fazzoletti non vennero nemmeno analizzati per scoprire almeno se il sangue appartenesse effettivamente al manager Mps o a qualcun altro.

Le rivelazioni di Piccini: ‘Festini in una villa’

Ad alimentare i dubbi sull’esistenza di un complotto intorno alla morte di Rossi ci pensa, forse involontariamente, l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini.

Inseguito da Le Iene e credendo di non essere registrato, Piccini si lascia sfuggire di non credere che “si sia suicidato, lui dice che sarebbe andato dai magistrati a raccontare tutto quello che sapeva”. Alla domanda su cosa avrebbe raccontato Rossi ai pm, Piccini risponde: “Un avvocato romano mi ha detto che c’è una villa tra Siena e Arezzo e c’è una villa al mare, dove facevano i festini”. E poi, si chiede polemicamente: “Chi andava in queste feste? Ci andavano anche i magistrati senesi?” Supposizioni che, se confermate, aprirebbero scenari imprevisti sul caso della morte di David Rossi.

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