"E c'è pure chi parla bene di noi: stamattina Rai Agorà ci ha citato come uno dei Comuni virtuosi, con una tasso di assenteismo fra i più bassi d'Italia; siamo al quinto posto in tutta Italia. Permetteteci un pizzico di orgoglio per questo risultato. Ringrazio inoltre, i dipendenti del Comune per la loro presenza e dedizione". Con queste parole Renato Natale - sindaco di Casal di Principe - ha reso nota la notizia dell'importante traguardo.

Un obiettivo di notevole interesse per i casalesi, che vengono additati spesso ed ingiustamente come cittadini poco dediti al lavoro. Una lotta continua quella di questa comunità, che oltre a combattere la camorra - per lungo tempo in solitudine - ha dovuto, e tuttora combatte contro il pregiudizio.

Qui dove i boss della malavita hanno avviato il terrificante e fruttuoso traffico illecito dei rifiuti, che ha trasformato parte della Campania Felix in "Terra dei Fuochi", la gente fa la raccolta differenziata perché non ci sta.

I casalesi, tenuti in ostaggio per decenni dalla cosca criminale, hanno cercato di riscattarsi in tutti i modi. Sono partiti proprio dai rifiuti, e per una sorta di legge del contrappasso proprio qui - dove il cartello criminale ha ideato l'affare dell'oro nero - si è raggiunta una delle più alte percentuali di raccolta differenziata del Sud Italia.

L'errore che confonde ed offende

Ancora una volta è bene ricordare la differenza, talvolta confusa anche da alcuni media, tra casalesi e "clan dei casalesi".

I primi sono i cittadini di Casal di Principe, i secondi sono i camorristi che compongono il noto gruppo malavitoso, attivo oltre che in Campania, anche in Lazio, Puglia, Lombardia ed Emilia Romagna, una cosca che ha esteso le sue attività illecite oltre i confini nazionali: in Romania, Spagna, Germania, Sud America e negli Stati Uniti, non ha nulla a che vedere con i veri casalesi.

I cittadini casalesi per intenderci sono quelli che la mattina si alzano per andare a svolgere una professione, nonostante le innumerevoli difficoltà e le dimenticanze da parte di uno Stato che per decenni li ha lasciati in balia degli eventi.

I casalesi sono quelli che non hanno voluto chinare la testa, come Don Peppino Diana, il prete assassinato per la sua lotta alla criminalità organizzata il giorno del suo onomastico, sulla sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari, mentre stava per andare a celebrare la santa messa. Un parroco divenuto esempio, simbolo e testimonianza della vera natura dei casalesi.

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