Giovedì scorso l'Argentina ha perso il contatto con uno dei sottomarini della Marina, il San Juan, che era stanziato nell'Atlantico meridionale. L'ultimo segnale ricevuto lo collocava in una posizione vicina alle coste della Patagonia e da allora se ne sono perse le tracce. Il sommergibile ha una certa autonomia, sia di scorta d'aria sia di cibo, ma purtroppo oggi è giunta la "fase critica", in quanto dai calcoli stimati rimangnlo solo 48 ore di ossigeno a disposizione dell'equipaggio, sempre che sia ancora vivo. Il sommergibile della Marina argentina ha un'autonomia di circa 7 giorni e domani sarà l'ultimo giorno utile per la riserva d'aria.
Il mistero del sottomarino tiene col fiato sospeso l'Argentina e il resto del mondo che trema per la sorte dei 44 uomini chiusi in quella scatola di metallo, a parecchi metri di profondità nell'oceano.
Un falso allarme
Era stato rilevato un rumore costante al largo della Penisola di Valdes, a circa 360 km dalla costa, in una zona percorsa dal mezzo subacqueo, ma purtroppo non corrisponde al rumore di un sommergibile. Si pensava che potessero essere dei segnali in codice Morse, come un richiamo per cercare aiuto. Probabilmente si tratta di un "rumore biologico" prodotto da qualche movimento d'acqua sottomarina. Così ha spiegato il portavoce della marina argentina, Enrique Balbi. Nella zona della scomparsa sono impegnate 40 navi oceanografiche, dotate dei più tecnologici sonar per la rilevazione acustica, che stanno scandagliando l'area per cercare di capire che fine abbia fatto il sottomarino San Juan, di fabbricazione tedesca risalente al 1985, che doveva seguire una rotta prestabilita fino al porto di Mar del Plata.
Il mistero
Nessuna ipotesi al momento può essere confermata: si sa solo che quasi 6 giorni fa il San Juan si trovava a 432 km dalla costa argentina meridionale, vicino al Golfo di San Jorge. Il sottomarino aveva segnalato un'avaria mercoledì scorso e dopo alcune ore il suo segnale è sparito. Le navi oceanografiche che lo stanno cercando hanno dei sistemi di rilevazione diversi e oltre a quelle argentine sono impegnati mezzi della Marina statunitense, del Brasile, Perù, Uruguay, Francia ed Inghilterra. Dagli USA sono arrivate attrezzature specifiche che possono scendere ad una profondità di 600 metri e in appoggio alla ricerca sono arrivate anche decine di aerei e 20 pescherecci. L'area da controllare è immensa, ma l'80% di essa è già stata setacciata a lungo, nonostante le condizioni del tempo non siano delle migliori, dal momento che ci sono tempeste con onde dell'altezza di 5 metri.