La notizia rimbalza dal "New Yorker": Weinstein avrebbe assoldato già dall'autunno 2016 nientemeno che agenzie di intelligence per gestire e prevenire gli scandali sessuali che sarebbero potuti seguire alle sue (sembra) numerosissime avventure per niente galanti. Dunque Weinstein avrebbe assoldato la Kroll, una delle più grandi compagnie di intelligence privata (dei superinvestigatori privati, insomma) perché monitorassero e intercettassero eventuali vittime che si fossero messe in testa di andare a sparlare in giro, men che meno con la stampa.
Ma ancora più sorprendente che entrassero in questa rete di spie private delle spie reali, ex agenti di uno dei servizi segreti più efficienti e spietati del globo: il Mossad Israeliano, abituato a operare in un contesto tra i più esplosivi e impervi del mondo.
La Black Cube
Black Cube è l'agenzia formata in prevalenza da ex spie a servizio dello stato ebraico, che non rassegnatisi alla noiosa pensione dopo anni di onorato e periglioso servizio, mettono a frutta l'enorme conoscenza di tecniche e metodi da controspionaggio che come si sa non si limitano in genere al semplice reperimento di informazioni, ma comprendono pressioni, intimidazioni, falsificazioni e scandali creati a bella posta. Per noi abituati alla litania dei "servizi segreti deviati", suonerà bizzarra la notizia che invece del connubio con stragi e della strategia della tensione, qui siamo di fronte a letti, forse camerini, a starlette e attori strapagati, al mondo sfavillante dei set, di carriere che decollano improvvisamente o rovinano miseramente, di donne fatali e uomini predoni sessuali.
L'ingaggio dell'agenzia sarebbe stato curato per Weinstein dal fidato avvocato Boies, solo incidentalmente (a quanto sostiene) curatore anche degli interessi legali proprio del "Times" e cioè del giornale che per primo stava istruendo al tempo tutta l'indagine sui presunti abusi di Weinstein.
Il caso McGowan
L'episodio più eclatante della vicenda avrebbe riguardato l'attrice Rose McGowan, rea di aver contattato giornalisti per parlare dei suoi rapporti (non sentimentali) con Weinsein. Il New Yorker riporta dettagliatamente e molto lungamente tutta la vicenda, secondo il racconto della McGowan. L'attrice dice di essere stata contattata da una certa Diana Filip, dal cellulare inglese ma con accento tedesco, che spacciandosi per attivista di una vasta campagna contro la violenza sulle donne l'avrebbe indotta a rivelare anche numerosi dettagli su altri casi di abusi a sua conoscenza.
Ma La McGowan inconsapevolmente stava fornendo a quella che si sarebbe rivelata una spia del BC informazioni atte a finire in un dossier di base, da cui partire per costruire notizie e scandali per demolire, condizionare o annullare la reputazione delle eventuali testimoni.