"Non m'importa nulla dei bambini che si sentano male. Io li scaricherei in mezzo ai rifiuti. Che vadano all'ospedale e muoiano". Queste parole terribili, intercettate e registrate dai carabinieri, sono state pronunciate da uno degli indagati nell'inchiesta della Dia su oltre milleduecento tonnellate di rifiuti tossici, smaltiti abusivamente in due discariche del livornese, di cui una situata vicino a una scuola. I bambini presentavano sintomi quali gola irritata, occhi rossi e altri indizi d'intossicamento e gli indagati parlandone tra loro ne ridevano divertiti.
L'inchiesta è partita da Firenze giungendo a Livorno ed è destinata ad allargarsi ancora. Sono decine le aziende coinvolte che ripulivano i lori rifiuti tossici (compreso mercurio come si sente nell'intercettazione) in aziende toscane che, tramite raggiri e falsi amministrativi riuscivano a smaltire le sostanze tossiche fingendo che si trattasse di spazzatura innocua, manipolando i codici e alterando i documenti.
I camion carichi di rifiuti pericolosi tra cui: filtri olio motore, toner e mercurio entravano nella discarica mescolati ai rifiuti ordinari, ne uscivano scarichi e ripuliti. Il traffico illecito supera i ventisei milioni di euro e la truffa per la Toscana è di circa quattro milioni di euro.
Sono sei le persone arrestate e più di trenta gli indagati. I reati di cui vengono accusati sono molteplici e molto gravi: traffico di rifiuti, associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni della Regione Toscana.
Metodologia di stampo camorristico molto simile a quella adottata nella Terra dei Fuochi
I carabinieri del corpo forestale impiegati nell'inchiesta sono più di 150 coordinati e guidati da Ettore Squillace Greco, procuratore di Livorno, che definisce la metodologia adottata dalle ditte coinvolte di stampo camorristico, molto simile a quella della Terra dei Fuochi. Sequestrate due aziende di Livorno la Lonzi Metalli srl e la Rari srl. I rifiuti partivano da queste ditte e venivano smaltiti in due discariche del livornese gestite da due aziende a partecipazione pubblica (una di queste situata vicino alla scuola): la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino.
Il Pubblico Ministero nella richiesta di custodia cautelare, sostiene che l'associazione di stampo criminale agiva aiutata da persone legate alle istituzioni che, tramite pressioni carpivano notizie su eventuali indagini in corso. I nomi dei personaggi in questione per ora non sono resi noti.