Un commando terrorista ha attaccato la sede dell'ONG britannica Save the Children a Jalalabad, città afghana, nonché capoluogo della provincia orientale di Nangarhar.

Panico in Afghanistan

L'attacco terroristico ha avuto luogo verso le 9 del mattino, quando un kamikaze si sarebbe fatto saltare in aria lanciandosi a tutta velocità con un'auto imbottita di esplosivo dinanzi alla sede dell'organizzazione Save The Children.

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La deflagrazione avrebbe permesso al gruppo armato di entrare nell'edificio. Numerosi testimoni hanno affermato che molti studenti, dopo aver udito l'esplosione, sarebbero fuggiti da una scuola privata nei pressi dell'ONG.

Un testimone, Mohamed Amin, riuscito a fuggire dal plesso, ha raccontato la propria esperienza: "Si è verificata un'esplosione incredibile, probabilmente il kamikaze era a bordo di un'autobomba. Siamo riusciti a nasconderci e abbiamo notato che un uomo armato di lanciarazzi ha esploso un colpo contro il portone principale".

Immagini dell'esplosione a Jalalabad (Afghanistan).
Immagini dell'esplosione a Jalalabad (Afghanistan).

Alcune foto diffuse sui social network mostrano bambini in fuga da un edificio adiacente quello dell'ONG. Si presume che i terroristi abbiano preso in ostaggio numerose persone all'interno del palazzo, dal quale si è sollevata una densa colonna di fumo. Le forze speciali afghane stanno procedendo con prudenza nel tentativo di fermare l'attacco, per evitare incidenti e ulteriori vittime. Non distanti dalla sede di Save The Children sostano ambulanze e vigili del fuoco, pronti a soccorrere le vittime dell'assalto.

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L'ambasciatore inglese a Kabul, Nicholas Kay, ha definito la terribile vicenda: "un crimine contro l'umanità". Su Twitter, l'organizzazione non governativa ha affermato di essere "abbattuta per la notizia dell'attacco all'ufficio di Jalalabad in Afghanistan", e che "la principale preoccupazione" è la sicurezza e l'incolumità del personale.

I talebani, in un comunicato ufficiale, hanno dichiarato di essere estranei all'attacco alla sede dell'ONG. Ciò lascia supporre che possa essere l'Isis l'artefice dell'operazione.

Secondo fonti governative e occidentali, la provincia orientale di Nangarhar è considerata una zona rossa, poiché confinante con il Pakistan, un altro epicentro del fondamentalismo islamico. Lungo il territorio di confine operano, non a caso, gruppi terroristici legati alle due organizzazioni più importanti dell'area: talebani e Isis.

Con il conflitto siriano, si pensava che le tensioni politiche si fossero ormai spostate verso la Siria e l'Iraq, ma a quanto pare l'Afghanistan resta un focolaio ardente.

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