Cinquantasette giorni in meno: uno sconto di pena strappato grazie a un ricorso presentato al tribunale di sorveglianza di Firenze che gli ha dato ragione. La cella in cui era recluso in due istituti penitenziari era troppo piccola. Thomas Moretti, 40enne nomade di una famiglia di giostrai veneta, oggi detenuto a Prato, nel 2000 uccise la convivente e la suocera, quindi rapì la figlia neonata di due mesi. Il recluso si è così visto riconoscere quanto chiesto tra le polemiche politiche subito esplose.

Sconto di pena e risarcimento

La cella in cui era stato in precedenza detenuto sia nel carcere di Vicenza che in quello di Rovigo era troppo piccola e non rispettava gli standard minimi previsti dall'Unione Europea.

Per questi motivi, il tribunale di sorveglianza di Firenze ha riconosciuto a Thomas Moretti, nomade originario di Bassano, uno sconto di pena di 57 giorni e un risarcimento, sia pure simbolico, pari a 24 euro. Secondo il detenuto e i suoi difensori quello sconto di pena è assai modesto. Non gli basta, vorrebbero ottenere di più. Per questa ragione, i legali dell'uomo hanno presentato un ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ritenendolo un reclamo, ha ritrasmesso gli atti nuovamente a Firenze dove ancora una volta il caso tornerà ad esser discusso.

Profilo criminale

Moretti uccise barbaramente a colpi di pistola l'ex convivente, Tatiana Borodin, appena 18enne, e la madre di lei 43enne, Jolanda Major, l'11 maggio del 2000 a Lovolo di Albettone in provincia di Vicenza, per poi fuggire con la figlia di appena due mesi.

Sola rimase sulla scena del crimine la bambina di 3 anni figlia della suocera Tatiana, scampata alla mattanza. Le uccise perché era stato lasciato dalla compagna e aveva maturato un odio sia verso di lei che verso la suocera. In seguito, proprio Moretti chiamò i carabinieri per consegnarsi e confessare il duplice omicidio. L'uomo era stato condannato a 20 anni di reclusione a cui se ne sono aggiunti altri otto per rapina, furto, resistenza a pubblico ufficiale. Fa parte di una famiglia di nomadi giostrai la cui storia è contraddistinta da violenze e rapine.

Carceri, misure minime da rispettare

Secondo lo standard fissato dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio europeo, una cella occupata da un solo detenuto deve misurare almeno sei metri quadrati a cui va aggiunto lo spazio per i servizi sanitari.

Nel caso in cui un detenuto condivida la cella con altri reclusi, deve comunque avere a disposizione uno spazio vitale di almeno quattro metri quadrati, sanitari esclusi. Questi standard sono stati definiti dopo che il Consiglio d'Europa è dovuto intervenire frequentemente in molti paesi, tra cui il nostro, per il grave problema del sovraffollamento delle carceri e la mancanza di spazi minimi per detenuto. Sulla decisione del tribunale di Firenze, sono però scoppiate all'istante polemiche politiche. Erika Stefani, vicepresidente dei senatori leghisti e capogruppo in commissione giustizia, ha avuto parole di condanna contro il provvedimento perché sarebbe la dimostrazione che viviamo in un Paese che tuteal i delinquenti anziché le vittime. Si tratterebbe per la senatrice di storture giudiziarie esito di politiche sulla giustizia da cancellare.