Continua la furia ingiustificata del razzismo che questa volta ha scelto come vittima un bambino di 8 anni, che si è improvvisamente trovato in una situazione terribile, essere il bersaglio giusto per le mani di due quindicenni. Non esistono motivi che portino all'uso della violenza, ma questo bambino cosa avrà mai combinato per meritare una punizione simile? Il bambino indossava la Kippah, il copricapo ebraico.

Kippah: amore e rispetto non odio e violenza

Succede pochi giorni fa a Sarcelles in Francia, una periferia in cui vive una comunità ebraica.

Il bambino di 8 anni viene aggredito da due ragazzi di 15 anni che per non farsi vedere si erano nascosti dietro a un cespuglio. Il bimbo si dirigeva verso la scuola per frequentare il corso di recupero di matematica e in un attimo si è ritrovato scaraventato a terra e picchiato brutalmente dai due giovani. Indossava la Kippah, il copricapo ebreo che per la legge ebraica ha un solo significato "adorare e portare rispetto a Dio", e non può essere visto come "se lo porti ti meno". La Procura si Pontoise ha iniziato un'indagine e lega la violenza subita dal bambino all'antisemitismo, anche perché non esistono altri "motivi" che possano portare due quindicenni a malmenare un bambino di 8 anni. I due aggressori non sono stati ancora identificati.

Solidarietà del presidente Macron a tutto il popolo ebraico

Il presidente francese Emmanuel Macron ha voluto esprimere la sua solidarietà soprattutto al bambino aggredito, ma anche a tutto il popolo ebraico perseguitato ingiustamente, pronunciando queste parole: "Ogni volta che un cittadino viene aggredito a causa dell'età, del suo aspetto e colore o della sua religione, è l'intera Repubblica ad essere minacciata, oggi in particolare tutta la Repubblica è al fianco del popolo ebraico per combattere e mettere fine a tutti questi atti di violenza".

L'antisemitismo, una persecuzione collettiva che aumenta sempre di più

A Parigi, l'antisemitismo cresce sempre di più, portando tante persone di confessione ebraica a lasciare le proprie case per trasferirsi nelle periferie nuove, forse più sicure.

Tanti altri preferiscono abbandonare la città in cerca di un posto che gli consenta di vivere senza paura, magari raggruppati per sentirsi più protetti. Altri ancora hanno preferito tornare nel loro paese di origine. Una emigrazione assurda ma soprattutto assurdo il motivo che li costringe a cercare una vita serena.