Quando si dice "la buona scuola". Una vicenda paradossale quella raccontata dal quotidiano La nuova Venezia, che ha come protagonista un'insegnante di italiano assegnata tre anni fa alle scuole elementari Papa Sarto di Veternigo.
Aveva il delicato ruolo di insegnare a bambini di prima elementare, ma dopo soli pochi giorni di lezioni i genitori dei suoi alunni avevano iniziato a lamentarsi con decisione presso la direzione della scuola.
La maestra, se così possiamo adesso definirla, commetteva infatti inqualificabili errori di ortografia, scrivendo sulla lavagna delle castronerie incredibili, che poi venivano ovviamente copiate dai bambini.
Immaginate l'orrore dei genitori quando, tornati a casa, controllavano i loro quaderni.
Non solo scuola con la Q
Non conosceva l'uso delle doppie, mettendole dove non erano necessarie e viceversa, scriveva scuola con la "Q" ma anche sciacquone senza "C" ed altre amenità inenarrabili.
Inizialmente le proteste sono state accolte con scetticismo, portando i genitori ad applicare una vera e propria linea dura per richiamare l'attenzione dei dirigenti scolastici.
Decisero di tenere a casa i loro bambini ad oltranza. Lo "#sciopero" durò ben 8 giorni consecutivi fino a quando Bertilla Marson, la dirigente capo dell’istituto comprensivo Cordenons di Santa Maria di Sala, non ha deciso di richiedere l'invio di un'ispezione.
I superiori, verificata la fondatezza dell'accusa, sospesero la donna per circa un anno. Come se fosse una beffa, rientrò in servizio nella medesima scuola, scatenando nuovamente le proteste dei genitori, che misero in atto una vera e propria rivolta.
I figli furono nuovamente tenuti a casa ad oltranza, arrivando a rischiare una denuncia d'ufficio da parte della Direttrice.
Come sappiamo non mandare i figli alle scuole dell'obbligo è reato penale, e i genitori hanno rischiato una vera e propria beffa, che è stata risparmiata dall'ennesimo provvedimento contro la maestra sgrammaticata. Venne infatti avviata la procedura di licenziamento immediato dimostrando la causa dell'incapacità didattica.
L'insegnante, come si poteva prevedere fece immediatamente ricorso, dando il via ad una battaglia a suon di carte bollate contro il Ministero della Pubblica istruzione.
L'epilogo finale è arrivato solo in questi giorni. Il tribunale del lavoro di Venezia ha respinto le opposizioni del legale della maestra e, addirittura, ha cassato anche per inammissibilità la sua richiesta ad essere reintegrata con differenti mansioni da quelle dell'insegnamento, mettendo definitivamente la parola "fine" ad una vicenda che mai avremmo pensato di raccontare nell'anno di grazia 2018.