La situazione per l'ex capo del clan dei casalesi, Michele Zagaria detto 'Capa storta', continua a peggiorare. Dopo l'arresto delle donne della famiglia che hanno completamente lasciato gli affiliati al verde, anche il boss ristretto in regime di carcere duro, non se la passa certo bene. Oltre a fare i conti con il 41 bis, Zagaria infatti, adesso è stato costretto a ricorrere agli avvocati d'ufficio per farsi difendere.

A dichiararlo è stato lo stesso boss, che ieri mattina - nell'aula del Tribunale di Napoli , durante il processo che lo vede accusato degli omicidi di Antonio Cantiello e Domenico Florio - ha affermato risentito: 'Non ho più soldi per pagare i miei legali, quindi devo revocare la nomina ai miei due avvocati Sergio Cola e Angelo Raucci, i quali da molto tempo sono costretti a difendermi gratuitamente. Ormai non vengono pagati da diversi mesi!'.

Il boss del clan dei Casalesi fa alcune dichiarazioni

Michele Zagaria, collegato in video conferenza dal carcere Opera di Milano, ancora con il tono della voce adirato - dopo essere stato costretto a chiudere definitivamente con i suoi difensori a causa delle scarse finanze, ha invitato il presidente del collegio, Vincenzo Martursi, a nominare un nuovo avvocato d'ufficio. Da ieri - così come disposto dal presidente d'ufficio - 'Capa storta' sarà difeso nel processo per il duplice assassinio, dal legale Mauro Valentino.

Ma l'ex capoclan non si è lasciato scappare anche questa occasione per inveire contro i magistrati dell'Antimafia, che stanno portando avanti le indagini sul suo conto e sull'intera organizzazione criminale: 'Hanno messo in galera tutti i miei parenti - ha dichiarato - ora non ho più nessuno che può comunicare con i miei avvocati, ne tanto meno c'è qualcuno che li può pagare'.

Poi Zagaria, ha concluso dichiarando di essere innocente e di affidarsi alla giustizia, nella quale - ha detto tra lo stupore degli astanti - di credere ciecamente.

Prima di ritornare al 41bis, l'ex capoclan però, ha voluto descrivere meticolosamente le sue condizioni di vita in carcere, riferendosi proprio alla fatica di dover resistere in regime di carcere duro, senza mai poter vedere nessuno, solo in cella e solo anche quando trascorre la sua ora d'aria. Questo sarebbe stato uno dei motivi che lo avrebbero indotto, durante una delle ultime udienze, a cercare di uccidersi con il filo del microfono.

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