Da circa una settimana non si parla d'altro se non del ritorno del pericolo legato alla diffusione dell'influenzavirus A sottotipo H1N1, fautore della tanto temuta influenza suina. Si tratterebbe di un virus già noto ai medici di tutto il mondo, in virtù della pandemia che si è verificata nel 2009 e che ha innalzato notevolmente il tasso di mortalità legato a tale patologia. Il Ministero della Salute ha dunque consigliato di mantenere nei rapporti sociali una determinata distanza di sicurezza, fissata attorno ai 50 centimetri, in maniera tale da evitare che il respiro, un colpo di tosse o uno starnuto possa trasmettere il virus tra persone apparentemente sane.
Questa distanza deve essere implementata, nel momento in cui l'altro soggetto presenta tutti i sintomi legati alla febbre suina.
Cos'è l'influenza suina
Se si dovesse chiedere all'opinione pubblica da cosa può essere determinata l'influenza suina, la maggior parte degli intervistati penserebbe subito al consumo della carne di maiale: in realtà non c'è nulla di più sbagliato. L'influenzavirus A sottitipo H1N1 non è altro che una mutazione del virus che normalmente colpisce i maiali; solo a partire dal 2009 si è verificata tale trasformazione, che ha trovato terreno fertile nel corpo umano. Per questo motivo, l'assunzione di carne suina è solo un falso mito legato alla patologia in questione. A distanza di circa 10 anni, la febbre suina è tornata a minacciare l'Europa e, nello specifico, anche l'Italia: sono moltissimi infatti i casi di soggetti ricoverati nelle strutture ospedaliere per aver contratto il tanto temuto virus H1N1.
Di questi, ben due hanno subito delle complicanze che sono risultate fatali. Il primo decesso è stato registrato in Sardegna il 25 Gennaio ed è stato seguito da un'ulteriore morte, avvenuta venerdì nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. A contrarre il virus è stato Tonino Tangianu, un operaio sardo ricoverato nella struttura ospedaliera dal 12 Gennaio.
Contagio e sintomi dell'influenzavirus A sottitipo H1N1
Secondo i dati statistici raccolti nell'ultimo decennio, sembrerebbe che l'influenza suina stia tornando in maniera sempre più prorompente, giungendo ad un tasso di incidenza che si aggira tra il 70 e l'80% (contro il 20% registrato tra il 2011 e il 2012).
Si tratta dunque di un virus molto contagioso, per via del fatto che riesce a sopravvivere su una superficie per 24-48 ore. Inoltre la trasmissione tra un soggetto affetto e uno sano può avvenire in maniera diretta, quindi mediante gli starnuti o i colpi di tosse, oppure indiretta, che si verifica quando una persona sana entra in contatto con un ambiente contaminato. Proprio per questo motivo risulta di particolare importanza prestare molta attenzione all'igiene personale, il che si traduce con frequenti lavaggi delle mani, soprattutto prima di consumare i pasti. Così come per l'influenza H3N2, anche in questo caso sono maggiormente a rischio i bambini, gli anziani e le donne in gravidanza. Nella maggioranza dei casi, l'influenzavirus A sottitipo H1N1 non presenta sintomi nel periodo di incubazione, il quale va da uno a tre giorni: trascorso tale lasso di tempo, la patologia si manifesta con febbre molto alta (dai 39°C in su), rinorrea, dolori addominali ed articolari, mal di testa costante, insonnia, inappetenza, mal di stomaco, diarrea, vomito, lacrimazione ed infine incontinenza.
Con la giusta cura, prescritta appositamente dal medico, è possibile debellare la malattia in massimo 4 giorni, ma bisogna fare attenzione ad eventuali complicanze, le quali si possono verificare in particolar modo quando sono già presenti altre patologie, come il diabete e l'insufficienza cardiaca. Nel caso di contrazione dell'influenza suina, si consiglia di restare in casa per tutta la durata della cura antibiotica, cominciando nuovamente ad uscire almeno 24 ore dopo il ritorno della temperatura corporea negli standard.