Il Washington Post ha pubblicato un focus che rivela l’intenzione dell’amministrazione Trump di tornare a rafforzare la potenza nucleare degli Stati Uniti, ponendo fine agli sforzi fatti anche dal presidente Obama di ridurre il potenziale atomico americano. Una decisione che i vertici del Pentagono condividono e che viene giustificata con la necessità di “guardare la realtà con gli occhi”, riprendendo un’espressione del segretario alla Difesa Jim Mattis riportata dal Post. Il quadro internazionale è cambiato: i rapporti con la Russia di Putin si sono inaspriti, la Corea del Nord [VIDEO]è una minaccia atomica sempre più seria, la Cina ha avrebbe accresciuto la sua potenza nucleare, secondo gli analisti.

Mentre quindi gli Usa negli ultimi decenni hanno perseguito una politica di riduzione delle armi nucleari ed hanno convinto i loro alleati a fare altrettanto, al Pentagono sostengono che gli avversari più temuti dall'America e dai loro alleati avrebbero invece realizzato il percorso opposto, aumentando il tipo e il numero delle armi nucleari nel loro arsenale.

Troppe minacce, sul nucleare Trump volta pagina

Trump intende così mantenere un’altra delle sue promesse elettorali, confermando anche ciò che di recente, durante ha sostenuto il suo discorso [VIDEO] sullo Stato dell'Unione, ha dichiarato e cioè che vuole avere un arsenale nucleare "così forte e potente da scoraggiare qualsiasi atto di aggressione". E per convincere gli americani della necessità di cambiare rotta e di aggiornare la politica nucleare degli Usa, l’amministrazione Trump sottolinea spesso che la corea del nord sarebbe ormai nelle condizioni di costruire un missile in grado di colpire la terraferma degli Stati Uniti con una testata nucleare, alimentando l’angoscia americana di una guerra nucleare, che si riaffaccia negli Usa per la prima volta dalla Guerra Fredda.

Costruire bombe a bassa resa, la nuova politica nucleare americana

Il Washington Post rivela che il Pentagono intende dedicarsi alla messa a punto di "bombe a bassa resa" per missili balistici, di cui dotare soprattutto i sottomarini. Ma non lasciamoci ingannare dai termini: queste bombe causano danni pari a quelli che abbiamo visto a Hiroshima e Nagasaki. La Russia possiede già una grande varietà di piccole armi nucleari. Gli Usa invece non si sono mai particolarmente dedicati a questo genere di potenziale atomico, ma vogliono adesso recuperare il tempo perduto. Il Pentagono ha valutato la possibilità che Mosca possa conquistare uno stato alleato degli Stati Uniti e poi mettere in atto un "limitato attacco nucleare" per impedire alle truppe americane di venire in soccorso dell’alleato. In un simile scenario Washington potrebbe essere costretta a dover scegliere tra lanciare un attacco nucleare su scala più ampia contro la Russia o rispondere con un'arma proporzionata all’offesa come appunto le "bombe a bassa resa".

Usare piccole armi nucleari sul campo di battaglia sta diventando nella politica del Pentagono una delle opzioni di risposta credibili in caso di necessità. La nuova politica del Pentagono prevede inoltre di reintrodurre un missile da crociera lanciato da un sottomarino nucleare chiamato SLCM (o "slick-em"), che Obama ha rimosso dall'arsenale, ma che il Pentagono vuole di di nuovo tornare a costruire, sebbene per la reintroduzione del SLCM occorrano molti anni. Il Pentagono ha confermato il suo impegno per la modernizzazione della forza nucleare statunitense e il nuovo piano costerà circa 1,2 trilioni di dollari in 30 anni.

Il Centro per il controllo degli armamenti e la non proliferazione ha fortemente criticato il Pentagono per aver abbandonato la ricerca di riduzioni nucleari, annunciata da Obama in un discorso del 2009 a Praga e teme un ripensamento che potrebbe alzare la soglia della minaccia nucleare mondiale. Per i pacifisti americani si tratta di un chiaro messaggio al mondo dell’ amministrazione Trump che rivela che non è interessata a guidare gli sforzi globali per ridurre le minacce nucleari e la decisione di una espansione dell’arsenale nucleare potrebbe scatenare una nuova corsa agli armamenti nucleari. Gli analisti del Pentagono per rassicurare l’opinione pubblica hanno ribadito che le armi nucleari possono essere utilizzate solo in "circostanze estreme".