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Il murales, realizzato a Milano nel 2013 ad opera del writer siciliano Tunus, si trova presso corso di Porta Ticinese e raffigura i due giudici palermitani che dal 1992 (anno in cui vennero uccisi dalla Mafia) rappresentano il simbolo della lotta contro la mafia [VIDEO]. Eroi che, oggigiorno, sono riconosciuti in tutta Italia, tant’è che ogni anno sbarcano a Palermo studenti da tutta la penisola con la nave della legalità. Cortei, manifestazioni pacifiche, canti e cori che ricordano le gesta di questi “nuovi eroi” che sono oggi esempio di giustizia, legalità e coraggio. Perché allora qualcuno dovrebbe aver sfregiato un simbolo tanto “presente”?

Era già successo in passato

Non è però la prima volta che un monumento raffigurante i due giudici viene danneggiato.

È successo anche a Palermo, qualche mese fa, quando è stato rotto il busto raffigurante il giudice Falcone, presso una scuola dello Zen, successivamente, a breve distanza, è stato anche bruciato un cartellone con il volto dello stesso Falcone.

Lo sfregio e la denuncia

L’immagine è stata deturpata da un vandalo ignoto che ha disegnato una pistola rossa puntata contro la tempia di Paolo Borsellino, tenuta in mano da Giovanni Falcone. A denunciare il fatto sui social è stato Alvise Salerno, speaker sul web, che scrive su Facebook: “Segno di libertà e giustizia, massacrato brutalmente dalla mancanza di cervello”. Sullo stesso social network ha commentato anche il sindaco milanese, sostenendo che questo ignobile gesto “non ferma la lotta alla mafia”. Il murales è stato subito ripulito.

Fotografie e biglietto anonimo mostrano “l’idiota” artefice

Sono state trovate delle fotografie che ritraggono il colpevole mentre sfregia l’immagine.

Camicia a quadri e bomboletta in mano, è stato ripreso davanti alla pistola disegnata. Accanto alle immagini, appese al muro, è stato lasciato anche un biglietto anonimo che dice: “Viene da via Gola l’idiota che sfregia ciò che non comprende”. Bellissime parole che fanno capire che se da un lato c’è chi, con troppa ignoranza o menefreghismo, cerca di “sputare” sulla memoria di grandi eroi, dall’altro lato c’è chi capisce l'importanza di “comprendere” e conoscere.

Ci si augura dunque che questi episodi siano isolati e certe idee condivise solo da una minoranza portata a tanto dalla limitatezza della propria ignoranza. Sfregiare l’immagine di un’icona della lotta alla mafia non è solo “uno scherzo”, è una cosa molto seria, un problema sociale, una mentalità ancora da abbattere.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati degli “eroi ordinari”. Eroi perché hanno dato la loro vita per liberare milioni di menti, continuando al lavorare fino al limite, anche quando sapevano che sarebbero stati uccisi, hanno parlato alle menti di giovani studenti, cercando di insegnare loro un senso “civile e civico” e sono morti per farlo. E queste cose è importante che si sappiano.

Come diceva Borsellino, bisogna parlare della mafia, “alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”.