È successo a Trecastelli, un comune in provincia di Ancona. A dicembre del 2016 una donna quarantenne è stata licenziata dal lavoro di barista che svolgeva da 7 anni, due mesi dopo essersi unita civilmente con la sua compagna. Nella lettera di fine rapporto, il titolare del bar-pasticceria ha giustificato il licenziamento della sua dipendente con una riduzione dell'attività lavorativa. La protagonista della storia ha sempre sostenuto, sin dall'inizio, che il motivo per il quale ha perso il suo lavoro sia stata l'unione civile con la compagna, evento che avrebbe creato molto scalpore.

La legge Cirinná sulle unioni civili era entrata in vigore da pochi mesi e le prime celebrazioni facevano senz'altro notizia.

Il ricorso al giudice del lavoro

La donna, con l'aiuto del suo avvocato Francesco Gobbi, ha impugnato il licenziamento, ritenendo di essere stata vittima di discriminazione sessuale, e si è rivolta al Tribunale del lavoro di Ancona. Il giudice, Tania de Antoniis, le ha dato la ragione, obbligando il datore di lavoro a reintegrarla. Nella sentenza, resa pubblica lo scorso 9 marzo, non si parla di una discriminazione a causa dell'orientamento sessuale, ma il giudice ha dichiarato nullo il licenziamento perché non si può mandar via dal posto di lavoro un dipendente nell'anno successivo al matrimonio, circostanza estesa anche all'unione civile, come prevede la legge 76/2016.

Quindi il matrimonio tra persone del sesso opposto e le unioni civili son di fatto equiparati. Inoltre ha condannato il proprietario del locale a risarcire la donna degli stipendi non percepiti per tutto il periodo in cui non ha lavorato, dal licenziamento all'effettivo reintegro. Nella sentenza il giudice fa riferimento, oltre alla legge Cirinná, anche al codice delle pari opportunità tra uomo e donna, il decreto legislativo 198/2006.

L'avvocato della protagonista di questa triste vicenda è soddisfatto dell'esito della sentenza. La vittoria non è stata digerita, invece, dal proprietario del bar-pasticceria che, insieme al suo legale Gianluca Saccomandi, sta pensando di presentare un reclamo, visto che ha tempo fino al prossimo 8 di aprile. Secondo le parole dell'avvocato, il datore di lavoro non sapeva dell'unione civile della donna perché lei non ne aveva parlato con nessuno e si era presentata in pasticceria nella stessa data.

Vedremo come accadrà, se verrà presentato il ricorso o verrà accettato di reintegrare la donna nel suo posto di lavoro.