Città del vaticano, terza predica di Quaresima. Nella Cappella Redemptoris Mater, alla presenza di papa Bergoglio, il predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, si è soffermato sul tema centrale dell'umiltà. La meditazione, come sempre, se da un lato è stata rivolta al mondo dei fedeli e della Chiesa, dall'altra ha anche ampliato i suoi orizzonti verso tutta l'umanità.

Il richiamo alla Lettera di Paolo ai Romani retrocede le qualità della modestia e della moderazione rispetto a quella essenziale e universale dell'umiltà.

Dopo la carità - ha ricordato padre Cantalamessa - l'apostolo Paolo indica l'umiltà per il rinnovamento dello spirito individuale e per lo svolgimento e la crescita della comunità.

La presunzione e l'ambizione camminano insieme con la verità

L'assenza di umiltà corrisponde alla superbia, che Dio considera come un peccato perché, sotto l'apparenza di arroganza, in realtà è menzogna. Dunque, tutto quello che non è umiltà è menzogna.

Per questo motivo, Paolo contrappone alla mancanza di umiltà-menzogna il connubio sobrietà-saggezza. Di conseguenza, umiltà e saggezza procedono di pari passo, ed è proprio abbassandosi che l'uomo incontra la verità.

Nella meditazione che richiama la superficialità della superbia, ritorna il concetto teologico sulla nullità dell'uomo (in realtà associabile alla sua natura infinitesimale all'interno dell'universo teorizzata dalla scienza), la cui ignoranza finisce per ingannare se stesso, di fronte a sé e al mondo esterno.

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Papa Francesco

Una condizione miserevole dalla quale nessuno è esente. Padre Cantalamessa ha posto, su questo, un accento culturalmente suggestivo: questa forma di mancanza di umiltà (superbia-ignoranza) rappresenta la definizione dell'uomo vecchio.

Superbia e menzogna nascono dal cattivo modo di vivere la nostra libertà

La mancanza di umiltà conduce all'egoismo che, a sua volta, è fonte del narcisismo. La meditazione quaresimale sulla qualità dell'umiltà, fondamentale non solo per il progresso individuale, ma anche come virtù edificante il buon funzionamento della comunità, si rivolge alla Chiesa, anche come "isolante" dell'orgoglio e delle rivalità.

Allo stesso tempo, non sfugge una riflessione più grande sul tratto dominante edonistico della nostra epoca storica. La mancanza di umiltà, la superbia e la menzogna, la cui diffusione ha causato lo svilimento di quel principio costitutivo di qualsiasi civiltà moderna: il rispetto verso il prossimo.

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