Sta suscitando un certo scalpore un episodio che sembra più che altro la trama di un film che potremmo ironicamente intitolare: “Mamma c’è una strega in classe”, ma in realtà è proprio ciò che è avvenuto in una scuola elementare bresciana, il 26 febbraio scorso.

L’accaduto

A raccontarlo sono proprio i piccoli testimoni, protagonisti dell’episodio, ovvero gli alunni di una classe di prima elementare in cui Ramona Parenzan (che si definisce scrittrice e cantastorie, in arte “Romilda, strega sincretica interculturale” come ama farsi chiamare) ha distribuito pozioni, letto stralci di un libro di magia “Strega” di Lisa Lister, regalato amuleti e invitato i piccoli ad invocare con lei gli spiriti, chiedendo loro di assumere posizioni precise (come dimostra la foto sul profilo Facebook della Parenzan, oscurato qualche giorno dopo la vicenda).

Un’iniziativa della quale i genitori non erano stati messi al corrente, così come ha raccontato una delle mamme, alla testata online, La Nuova Bussola Quotidiana, chiedendo di mantenere l’anonimato: “Lunedì ventisei febbraio, Parenzan è entrata nella prima elementare frequentata da mio figlio, all’insaputa di tutti i genitori. Lo abbiamo scoperto dai nostri figli”.

L’indignazione dei genitori

Sono stati, dunque, proprio i piccoli testimoni a raccontare ciò che è accaduto in classe, in quella che potremmo definire “ora di stregoneria”, in base a quanto è emerso dai loro racconti.

Tra le cose che ha più suscitato l’indignazione generale delle famiglie, c’è l’esplicita richiesta, rivolta ai bambini, di nascondere, una volta a casa, gli amuleti distribuiti, non facendone parola coi genitori, pena l’inefficacia dell’incantesimo ottenuto tramite l’oggetto magico a prezzo del silenzio.

Un silenzio che è stato definito gravissimo da una delle mamme, in quanto saprebbe di omertà, una sorta di ricatto implicito, a danno dei loro figli e delle stesse famiglie.

Tanto più perché alcuni genitori, avrebbero notato dei segni di turbamento, inizialmente inspiegabili, nei loro bambini: chi avrebbe preso ad urinare nel sonno, chi a svegliarsi frequentemente durante la notte e solo a fatica, e dietro l’insistenza dei genitori preoccupati, i piccoli testimoni avrebbero riferito quanto avvenuto in classe. La Scuola si è difesa tramite un verbale, informando le famiglie che il progetto era stato approvato l’anno precedente, ma ammettendo che “la coordinatrice delle elementari non sapeva nulla del progetto”.

La scuola e la laicità del sistema educativo

L’episodio ha suscitato parecchie perplessità, anche al di fuori dell’ambito scolastico, proprio in riferimento al tanto rivendicato principio di laicità dello Stato e del sistema educativo di cui si fa tanto parlare, in quest’ultimo periodo. Principio che ha visto la messa al bando persino dei simboli religiosi più accreditati nella nostra società e che da secoli costituiscono un tutt’uno con le nostre tradizioni culturali: crocifissi, presepi, canzoncine di Natale ecc., ma pare che la stessa meticolosa attenzione non sia stata riservata a questa iniziativa, considerando per di più la modalità in cui si è svolta.

L’iniziativa del senatore Pillon

Intanto, il senatore bresciano Simone Pillon, eletto nelle file della Lega e tra gli organizzatori del Family Day, ha annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare motivandola così: “Nelle scuole della mia Brescia, dopo il Gender, sono arrivati a imporre la stregoneria, ovviamente all'insaputa dei genitori. Vogliamo insegnare ai nostri bambini l'italiano, la matematica, l'arte, la musica e lasciar perdere queste porcherie? Appena insediato farò una interrogazione parlamentare su questa vergognosa vicenda, perché è la Costituzione a garantire il diritto dei genitori, e solo dei genitori, a educare i propri figli”.

E, sebbene in queste ore si tenda a minimizzare l’episodio, le parole del Senatore ci fanno intuire che sarà ancora battaglia.

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