Le relazioni diplomatiche tra la Russia di Vladimir Putin e l'Ungheria di Viktor Orban sono considerate generalmente molto amichevoli. Difatti, entrambi i governi vedono negativamente le attuali politiche dell' Unione Europea e considerano come 'nemico principale' il noto finanziere e filantropo statunitense di origine ebraico/ungherese George Soros. Su ciò, c'è da dire che i sostenitori di Putin e Orban sostengono che il finanziere e le sue ONG hanno lo scopo di 'distruggere l'identità nazionale' russa e ungherese mentre, d'altro canto, Soros sostiene che Putin e Orban si stanno rendendo protagonisti di 'drastiche svolte autoritarie'.

L'espulsione dei diplomatici russi in Ungheria e la reazione della Russia

Recentemente, pare che qualcosa stia cambiando tra il governo russo e quello ungherese. Difatti, a seguito del caso Skripal, anche il governo di Orban ha deciso di espellere alcuni diplomatici russi, adeguandosi ad altri paesi non propriamente filorussi come gli Stati Uniti D'America, il Canada e l'Ucraina. Tale decisione ungherese non è piaciuta per niente alle autorità russe e lo stesso governo di Putin ha deciso di reagire al più presto. Così, come riportato da diversi media internazionali e dall'edizione italiana dell'agenzia giornalistica creata dal Cremlino 'Sputnik news', la Russia ha deciso di dichiarare 'persona non grata' l'ambasciatore ungherese Janos Balla.

Le differenze ideologiche tra la Russia di Putin e l'Ungheria di Orban

Tali espulsioni di diplomatici rappresentano ufficialmente le prime rotture diplomatiche tra la Russia di Putin e l'Ungheria di Orban, sino ad ora fortemente e strategicamente alleate. Su ciò, ci sarebbe da dire che eventuali nuove rotture tra i due paesi potrebbero venire dalle differenti 'visioni del mondo' di cui si fanno portatori i due presidenti. Difatti, c'è da segnalare che Orban e la classe politica dominante in Ungheria si fanno promotori di un forte nazionalismo di stampo populista e identitario alquanto critico verso l'immigrazione di massa e la temuta 'islamizzazione dell'Europa'.

D'altro canto, Putin e i gruppi di potere egemoni in Russia si fanno portavoce di una strategia politica 'neoimperiale' e multiculturale, nonché multietnica.

Difatti, bisogna ricordare che la Russia è composta da diverse etnie e religioni e lo scopo del 'fronte putiniano' è quello di trascendere tali differenze nel nome di una Russia e di un'Eurasia sempre più forte.