Tra il 21 e 22 aprile, a Napoli si è tenuto il secondo raduno nazionale di clownterapia. L'associazione "Teniamoci per Mano Onlus" ha portato in piazza più di 600 clown dottori volontari provenienti da tutta Italia. La manifestazione è stata inaugurata dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.
Per l'occasione, sono stati allestiti in Piazza Dante dei laboratori creativi, aperti sia ai bambini che agli adulti. Inoltre, all'evento hanno preso parte diversi ospiti, come artisti di strada e Radio Kiss Kiss Italia. A questo colorato raduno ha partecipato anche il comico statunitense Jango Edwards, che si è esibito sul palco durante l'ultima giornata della manifestazione.
Associazioni come queste, sono in grado di portare spensieratezza e benefici ai pazienti.
Chi è un clown dottore?
Nella clownterapia troviamo due figure: il clown dottore e il dottor clown. Il primo è un volontario che non fa di quest'attività il proprio lavoro, a differenza del secondo che, invece, è un medico e/o paramedico che può fare della clownterapia un vero e proprio impegno professionale.
Ad ogni modo, sia il clown dottore che il dottor clown sono due figure che propongono una terapia medica alternativa, allo scopo di allietare la giornata del paziente con una semplice chiacchierata o donando un palloncino. Molte sono le associazioni che formano questi speciali clown: un progetto che interessa gli studenti universitari a livello nazionale è Smile-X, che vede impegnati i futuri medici in un corso per clown dottori che, solitamente, dura 5 giorni e si basa sulla presenza di circa trenta persone provenienti da facoltà diverse, pronte a diventare una famiglia e a ritrovarsi la domenica pomeriggio per condividere esperienze tra i reparti ospedalieri.
Con i colori del clown
Perché fare clownterapia? Quando si intraprendono percorsi di volontariato la scelta è, nella maggior parte delle occasioni, egoistica. Invece, optare per la clownterapia può avere risvolti differenti. Quando si pensa alla figura del pagliaccio, alcuni hanno paura, molti pensano a capelli arancioni, facce bianche e nasi rossi. In questo frangente, invece, il clown è - nella maggior parte dei casi - uno studente universitario che di rosso ha solo il naso, le scritte sul camice ed i palloncini.
Fare clownterapia vuol dire approcciarsi in modo completamente diverso alla malattia, al rapporto con l'ospedale e col paziente. È la possibilità di cambiare il proprio umore giornaliero, di mutare l'approccio alla realtà, di scoprire persone e, forse, la propria vera dote. La clownterapia, dunque, può essere anche definita come una bolla di sapone che fa illuminare gli occhi dei bambini.