Dall’inchiesta televisiva a quella giudiziaria, il passo può essere davvero breve. Fausto Brizzi è finito nell’occhio del ciclone quando, alcuni mesi fa, è stato fatto il suo nome come protagonista di una serie di servizi che da settimane andavano in onda durante il programma Le Iene. In questi filmati, numerose aspiranti attrici – sulla falsa riga di quanto accaduto negli Stati Uniti con il caso Weinstein e l’affermarsi del movimento #MeToo – hanno accusato, inizialmente senza nominarlo, un noto personaggio del Cinema di averle molestate, aggredite ed in alcuni casi sottoposte a violenza carnale, durante dei finti provini nell’abitazione-studio dell’uomo; solo in un secondo momento la trasmissione ha rivelato l’identità del presunto molestatore.

Difficilmente si arriverà ad un processo

A quel punto è scoppiata una bufera, con strascichi personali e lavorativi importanti per il regista, che si è visto anche cancellare il nome dai titoli del suo ultimo film, “Poveri ma ricchissimi”. Solo recentemente Luca Barbareschi lo ha chiamato a lavorare con lui per la Eliseo Film, difendendolo dalle accuse. Ma quello che non si sapeva, fino alle indiscrezioni apparse nelle ultime ore sulla stampa, è che tre delle donne che avevano parlato in televisione hanno denunciato Brizzi, che ora è indagato per violenza carnale dalla procura di Roma. Il nome dell’autore di “Notte prima degli esami” è quindi finito nel registro degli indagati, ma difficilmente si arriverà ad un processo.

Infatti, come spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, in due casi si tratta di denunce “tardive”, compiute cioè dopo il termine di sei mesi dai fatti, previsto dalla legge.

Il ritardo nelle denunce

Ma le ragazze, pur sapendo che difficilmente avrebbero avuto giustizia per via di questo loro ritardo nel parlare, un paio di mesi fa si sarebbero decise di rivolgersi alla magistratura, per riaffermare la verità dei loro racconti.

Più volte, anche durante il programma televisivo, le presunte vittime hanno dichiarato di aver taciuto per paura di non essere credute e per la vergogna che provavano per quello che era successo. Nel caso della terza donna, invece, mancherebbero gli elementi sufficienti a dimostrare l’avvenuta violenza. Le verifiche, affidate al pm Francesca Passaniti e coordinate dal’aggiunto Maria Monteleone, dovrebbero concludersi nel giro di pochi giorni.

Molto probabilmente, come detto, la posizione di Brizzi verrà archiviata. Ma non è da escludersi che da quel momento comincerà una nuova battaglia, questa volta in sede civile, dove le giovani chiederanno al regista un cospicuo risarcimento dei danni subiti.