Il 17 giugno di quattro anni fa, Rosita Raffoni, studentessa del Liceo Classico “Morgagni” decise di rinunciare a sogni e ambizioni gettandosi dal tetto della scuola. A spiegare il senso del terribile gesto, una lettera ed un video, lungo un paio d’ore e girato con il telefonino fin quando la batteria non fu esaurita, in cui la ragazza accusa i genitori come causa del malessere, tanto opprimente da condurla al suicido. Macigni agli occhi del pm le parole della ragazza: “Mia mamma e mio padre mi hanno reso la vita impossibile, è per questo che non gli dispiacerà tanto”.

Le motivazioni del gesto

Rosita era una ragazza come molte altre.

Animatrice d’oratorio, brava a scuola, sarebbe dovuta partire per un anno all’estero, in Cina, ma ha detto “no” a tutto questo. Perché? Cosa l’ha spinta a gettarsi da 15 metri di altezza? Come conferma la procura, la sedicenne era stufa di vivere tra i continui “no” dei genitori, di sentirsi “segregata” come lei stessa si definisce, di essere vittima di continue umiliazioni e privazioni, tanto da dichiarare più volte alla famiglia l’intenzione di togliersi la vita. Questa l’ultima provocazione del padre, che in una delle tante discussioni sfida la figlia a compiere quel gesto definitivo, che le è costato il futuro.

Il significato del messaggio

Un video girato con il telefonino ed uno scritto su pagine di quaderno, sono tutto quello che Rosita ha da dire prima di gettarsi dal tetto del liceo, lo stesso giorno in cui il fratello avrebbe dovuto sostenere la prima prova della sua maturità.

Due i messaggi contenuti in quasi due ore di file, che il pm ha fatto ascoltare a porte chiuse. Il primo, un messaggio d’odio, rivolto a sé stessa ed ai genitori, in particolare al padre [VIDEO]. Tanto il rimorso, interrotto dai singhiozzi, per la vita e i sogni da lì a poco interrotti ma, al tempo stesso, tanta la convinzione di dover farla finita. A questo si aggiunge la certezza che il gesto non peserà alla famiglia, ma che in un modo o nell’altro li porterà a riflettere su quanto non si sia mai sentita accettata e capita. Un gesto estremo quindi, che nella mente della ragazza è visto come l’unico modo di lasciare un segno nella vita dei genitori. Nel secondo messaggio, inaspettato e indirizzato alle forze dell’ordine, chiede che sia fatta luce su quanto successo e che i genitori vengano indagati come responsabili.

La sentenza

Non solo violenza fisica, ma anche abusi psicologici, sono i risultati di un’analisi approfondita delle dichiarazioni della sedicenne, che hanno condotto il pm, Sara Posa, a definire l’atteggiamento della coppia nei confronti della giovane Rosita “disfunzionale”; emerge quindi, che i genitori erano perfettamente consapevoli delle ripercussioni che il loro comportamento aveva sulla figlia, e che allo stesso tempo, dimostravano disinteresse per possibili tragici risvolti.

Conclusioni, che hanno portato alla richiesta di una condanna [VIDEO]di sei anni per Roberto Raffoni, il padre, per istigazione al suicidio e maltrattamenti fino alla morte e di due anni e mezzo Rosita Cenni, la moglie.