Informazioni fuorvianti, non oggettive, incomplete e false alterano la realtà dei fatti, andando a creare false credenze popolari, riguardo un argomento o un evento specifico. Tutto questo è riconducibile al fenomeno della disinformazione scientifica, una questione sempre più comune e studiata dai ricercatori al giorno d’oggi a causa anche di un’espansione del fenomeno all’epoca di internet e dei social media.
Proprio dai social arriva la nuova polemica: "Domani varicella party per chi lo desidera. Vi aspettiamo alla casa di Milano": questo è il messaggio postato su Facebook e Twitter da una madre attivista del movimento Siamo, fondato dall’ormai ex medico Dario Miedico, noto esponente antivax radiato dall’albo proprio a causa delle sue posizioni contro i vaccini.
La pagina Facebook di Siamo difende la madre attivista definendolo semplicemente un post “ironico”.
Lo studio di Brewer e colleghi: come aumentare il tasso di vaccini solamente modificando le caratteristiche del messaggio trasmesso dai medici
Nelle sue ricerche degli ultimi anni, Brewer, uno scienziato della salute e del comportamento presso l'Università del North Carolina, ha lavorato con i dipartimenti della sanità statale per aumentare i tassi di vaccinati per il papillomavirus umano, trasmesso per via sessuale, o HPV, che rimane basso tra gli adolescenti statunitensi.
l'HPV è trasmessa sessualmente e per questo motivo sembra che alcuni medici siano spesso titubanti o impacciati nel parlarne.
In questo ultimo studio, Brewer ha scoperto che i medici limitando semplicemente la loro discussione sul vaccino HPV a dichiarazioni brevi, precise e assertive, riuscivamo ad aumentare i tassi di vaccinazione nel campione di persone.
Nello studio, più tempo i medici spendevano a parlare della vaccinazione, pur argomentando il loro discorso con valide affermazioni e con riscontri empirici, più i genitori si dimostravano scettici e preoccupati nel dover vaccinare il figlio. Quando invece i medici argomentavano con brevi dichiarazioni presentando le vaccinazioni come sempliciroutine, i tassi di vaccino aumentavano ben del 5%.
Come sono spiegabili questi risultati?
Le massime conversazionali, definite negli anni Settanta nella teoria della conversazione del filosofo inglese Herbert Paul Grice, sono i principi regolativi che governano la conversazione secondo logica e pertinenza.
Le quattro massime sono:
- la quantità, non ci si aspetta che un interlocutore dia un'informazione sovrabbondante o che dica troppo poco. Piuttosto, egli fornirà l'informazione necessaria, né più né meno;
- la qualità, il parlante non dirà ciò che ritiene falso o ciò di cui non ha prove sufficienti;
- la relazione, la persona cercherà di essere pertinente all'argomento della conversazione;
- ed infine il modo, “l’interlocutore adotterà parole che gli permettano di non risultare ambiguo o oscuro.
Una garanzia di rilevanza dell’informazionesi ha quando l’informazione è vera, chiara e rilevante.
Un’Informazione, quindi, è elaborata più facilmente quando: è compatibile con le credenze preesistenti della persona, quando non presenta contraddizioni interne, se proviene da una fonte considerata credibile e quando si ritiene che essa abbia consenso.
Perchè si rifiutano le evidenze scientifiche?
Sono molteplici i meccanismi psicologici riconducibili a questo meccanismo. Tra i più importanti si possono citare sicuramente le “correlazioni illusorie”: osservazioni e correlazioni inappropriate e/o imprecisa elaborazione di un insieme di osservazioni. Le correlazioni illusorie contribuiscono alla creazione di false credenze e incrementano le illusioni di controllo. Altre spiegazioni sono riconducibili all’uso frequente di euristiche nella fase di apprendimento e nell’elaborazione di dati da parte dell’essere umano.
Tuttavia la causa maggiormente indagata rimane quella del “confirmationbias”: una tendenza alla conferma, una ricerca di esempi positivi che le persone esplorano perché vogliono trovare conferme alle loro ipotesi.
Come emerge in vari studi sulla formazione e\o apprendimento di nuove idee, nell’essere umano avviene una tendenza all’esplorazione dei casi positivi e una mancata attenzione alle possibili falsificazioni della propria ipotesi.
Inoltre spesso alcune credenze fungono da protezione della propria identità, oppure possono essere in contrasto con le proprie credenze religiose, politiche, etc.
Oltretutto una volta che le persone hanno ricevuto ed appreso un’informazione errata, è piuttosto difficile contrastare la disinformazione. Anzi, cercare di sfatare un mito può portare a rafforzarlo nella mente delle persone.
C’è sicuramente bisogno di intervenire a favore della corretta diffusione dell’ informazione scientifica, possibilmente con una campagna di sensibilizzazione da parte delle istituzioni e da una presa di responsabilità dei mass media.
È necessaria un’educazione che parta già dalla scuola al senso critico, a pretendere dimostrazioni, ad avvalersi del metodo scientifico anche nella quotidianità. In tutti i campi e non solo in quelli scientifici tradizionali. Prendendo infine in considerazione i risultati dell’esperimento di Brewer, chi deve diffondere questo tipo di informazioni deve cercare di seguire le linee guida precedentemente riportate.