Ci sono voluti due anni di indagini meticolose e continuate per assicurare alla giustizia i cinque uomini che hanno stuprato una turista inglese. Il fatto agghiacciante risale al 2016. La turista inglese alloggiava in un hotel a Meta di Sorrento, in provincia di Napoli, ed era stata presa di mira da cinque dipendenti della struttura ricettiva. Gli uomini, dopo averla narcotizzata, l'hanno violentata a turno, provocando sofferenze fisiche e morali alla donna inglese.

Per gli stupratori, questa mattina, sono scattate le manette. Gli agenti della Squadra mobile di Napoli e i colleghi del commissariato di Sorrento, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura di Torre Annunziata.

Violenza sessuale di gruppo aggravata

I soggetti arrestati nelle ultime ore, in relazione allo stupro della turista inglese, dovranno rispondere di violenza sessuale di gruppo aggravata dall'uso di droghe.

Gli arresti sono stati eseguiti tra Vico Equense, Portici, Massa Lubrense e Torre del Greco. La Procura oplontina ritiene che Davide Gennaro Gargiulo, Antonino Miniero, Raffaele Regio, Fabio De Virgilio e Ciro Francesco D'Antonio avrebbero dapprima somministrato droga dello stupro alla turista inglese. La sostanza era stata mescolata a un drink offerto alla cinquantenne e alla figlia la sera prima del loro check out.

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Cronaca Nera

Mamma e figlia, insomma, avrebbero dovuto lasciare l'hotel di Meta di Sorrento il giorno successivo e i cinque barman della struttura ricettiva lo sapevano.

Scene riprese coi telefonini

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, due barman dell'albergo campano avevano condotto la cinquantenne inglese nelle vicinanze della piscina per abusare di lei; poi, un altro dipendente l'avrebbe portata in una camera riservata al personale, dove l'aspettavano molti uomini senza vestiti, pronti a stuprarla.

Le scene terribili erano state riprese anche con i telefonini. Una terribile violenza sessuale di gruppo. Alla fine, la signora inglese era stata riportata nella sua camera.

Una volta tornata nel Regno Unito, la cinquantenne inglese aveva sporto denuncia alla Polizia del Kent e si era sottoposta a visite mediche. I medici britannici avevano notato ferite e lividi su tutto il corpo. Importanti per risalire ai componenti del branco sono stati sia il sequestro degli apparecchi usati per immortalare lo stupro di gruppo che le tracce del Dna degli indagati sul corpo della donna inglese, specialmente nelle zone 'intime'.

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