Ci potrebbe essere il movente della vendetta dietro l’omicidio di Giuseppe Matarazzo, il 45enne ucciso la sera del 19 luglio a Frasso Telesino, nel Beneventano. Infatti, la vittima era uscita dal carcere lo scorso 18 giugno, dopo aver scontato la sua pena per violenza carnale nei confronti di minori. Una vicenda dolorosa, che è venuta alla luce solo dopo il suicidio di una delle vittime, Michela Iorillo, una ragazza di 16 anni, sua vicina di casa, che non aveva retto alla vergogna degli abusi subiti.

Si teme che qualcuno abbia aspettato che l’uomo tornasse in libertà per farsi giustizia da solo, anche se i carabinieri del Comando provinciale di Benevento non escludono al momento altre ipotesi e stanno cercando di ricostruire l’accaduto, ascoltando familiari e conoscenti del pastore ucciso.

La condanna per violenza sui minori

Matarazzo era stato condannato nel 2009, per il reato di violenza su minore, a 11 anni e sei mesi in appello – un anno e mezzo in più della pena che gli era stata inflitta in primo grado – ma non era stato ritenuto colpevole di istigazione al suicidio.

come chiedevano i pm. Così l’uomo è stato arrestato il 4 marzo del 2009 ed è uscito di galera solo un mese prima di essere ammazzato. La vittima non era in permesso premio, come inizialmente fatto trapelare dai media, ma stava ormai finendo di scontare il suo debito con la giustizia, anche se era ancora sottoposto a misure di sorveglianza. La sera dell’omicidio qualcuno l’ha chiamato fuori dalla casa dei genitori, in contrada Selva, dove abitava.

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Cronaca Nera

Il padre e la madre del pastore verso le 20 hanno sentito chiaramente gli spari e, accorsi sul posto, hanno trovato il figlio ormai privo di vita, freddato da due colpi di arma da fuoco al torace.

Il suicidio di Michela Iorillo dopo due anni di violenze

L’impressione di molti è che la spiegazione di questo omicidio vada ricercata in quella mattina del 6 gennaio 2008, quando la piccola Michela uscì di casa con la scusa di dare da mangiare agli animali, ma con l’intento di impiccarsi ad un albero, per porre fine alle sofferenze.

Solo qualche tempo dopo le amiche si decisero a parlare con gli inquirenti e raccontarono di quella sua innocente infatuazione – cominciata a soli 14 anni – per un uomo di 19 anni più grande di lei, che si era presto trasformata in un incubo, quando il pastore l’aveva soggiogata, iniziando a compiere violenze. Un inferno che è durato circa due anni, rivelato a tutti solo in seguito alla morte della giovane.

Successivamente i genitori della ragazza, anche loro contadini e pastori, hanno scoperto un altro atroce segreto: pure la loro figlia maggiore aveva subito prima della sorella gli abusi e le prepotenze di Matarazzo, senza mai trovare il coraggio di parlare e denunciare quel bruto che, dal canto suo, si è sempre dichiarato innocente. Forse qualcuno in questi anni ha maturato l'idea di farsi giustizia da solo: in molti ricordano a tal proposito un vecchio fatto di cronaca, accaduto al Rione dei Poverelli di Torre Annunziata.

Nel luglio del 1999 due uomini, che insieme ad altri erano stati accusati di far parte di una rete di pedofili, furono uccisi a distanza di poche ore l’uno dall’altro, subito dopo la loro scarcerazione.

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