Una storia che ha davvero dell'incredibile quella che giunge da Oria, paese della provincia di Brindisi. L'ennesima storia di truffa a danno di ignari clienti. Una dipendente dell'ufficio postale, una 45enne originaria della stessa cittadina brindisina infatti, avrebbe avuto come prassi quella di svuotare i conti correnti dei clienti, e di versare somme di denaro nei conti del fidanzato o della madre. I militari hanno chiuso così il cerchio, contestando alla donna i reati di truffa e sostituzione di persona. Indagate per gli stessi reati anche altre due persone, un 37enne di Mesagne (sempre nel brindisino) e una 73enne di Oria.
I fatti
Le accuse mosse nei confronti della donna e degli imputati si riferiscono ad un arco cronologico che va dall'ottobre al novembre del 2015. Il pubblico ministero di Brindisi, Francesco Carluccio, contesta al sodalizio di aver compilato alcuni moduli di richiesta di rimborso anticipato di buoni fruttiferi postali dematerializzati. Questi venivano richiesti senza l'autorizzazione dei clienti, che si vedevano così letteralmente svuotati dei loro risparmi. Proprio da qui partì l'indagine, che ha poi portato la dipendente ad essere allontanata dal posto di lavoro. Tra l'altro, i buoni fruttiferi cosiddetti dematerializzati, sono emessi in banconote da 50 euro e possono essere rimborsati per il totale importo sottoscritto.
Sarebbe stata questa l'occasione ad esempio, per prosciugare oltre 20 mila euro da un buono di un cliente, presentando una "richiesta di un assegno vidimato per la stessa somma". Tale raggiro sarebbe stato usato anche dagli altri due indagati. Il Tribunale di Brindisi contesta agli stessi di aver incassato un vaglia postale di circa 1500 euro, con metodi ritenuti illeciti. Inoltre le indagini portate avanti hanno consentito di scoprire false sottoscrizioni, compiute dagli stessi dipendenti, i quali si sarebbero sostituiti a clienti dell'ufficio postale.
Poste Italiane parte lesa
Ora tutti e tre gli indagati sono stati citati direttamente in giudizio, e dovranno presentarsi in Tribunale insieme ai loro legali il 18 febbraio prossimo.
Dovranno rispondere ovviamente di truffa, e la dipendente artefice del raggiro anche di sostituzione di persona. Inoltre ci sono cinque clienti, intestatari di altrettanti buoni fruttiferi, che potranno costituirsi come parte lesa insieme a Poste Italiane. L'Ente e gli stessi clienti infatti potranno avanzare richieste di risarcimento. Per gli stessi reati contestati gli indagati, se ritenuti colpevoli, rischiano da alcuni mesi fino ad almeno qualche anno di carcere.