Turni massacranti di lavoro, anche di tredici ore al giorno, e paghe misere: intorno ai 5 euro. Una triste storia arriva da Venezia, e precisamente da Marghera, dove i dipendenti di due aziende che operano in subappalto presso la Fincantieri della cittadina veneziana, sarebbero stati costretti non solo a turni di lavoro assurdi, ma anche a restituire ai loro titolari parte dello stipendio per non essere licenziati. Per questo sono finiti sotto inchiesta tre fratelli bengalesi, titolari di due società. L'accusa nei loro confronti è di estorsione.

Le indagini

Tutto è cominciato quando alcuni degli operai che lavoravano presso le ditte suddette hanno denunciato alle Autorità quanto stava accadendo sul loro posto di lavoro. Agli inquirenti hanno raccontato di come i tre imprenditori li costringessero a terribili turni lavorativi e di come, una volta arrivato lo stipendio, i titolari pretendessero dai 200 ai 300 euro per operaio. Il tutto sotto le minacce pressanti dei titolari, i quali avrebbero minacciato gli stessi operai di licenziarli o di non assumerli presso la ditta se questi non avessero rispettato quanto richiesto. I Carabinieri di Spinea, sempre nel veneziano, a cui gli operai si sono rivolti disperati, hanno quindi cominciato le loro indagini.

Secondo quanto riportato dalla testata giornalistica on-line Venezia Today, gli inquirenti avrebbero accertato la grave situazione degli operai all'interno delle ditte in questione. Non solo, ma neanche le ferie e i giorni di malattia sarebbero stati pagati. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Venezia, la quale ha anche ordinato la settimana scorsa alcune perquisizioni all'interno delle aziende interessate.

Ora tutti i documenti utili alle indagini sono stati sequestrati, sicuramente già nelle prossime settimane si potrà avere un quadro più chiaro della situazione. Per dovere di cronaca riportiamo che l'indagine non riguarda assolutamente Fincantieri, ma solo le due società private interessate.

Qualche anno fa un caso del genere

Risale a qualche anno addietro un altro episodio simile, avvenuto sempre presso una ditta che lavora in subappalto presso Fincantieri, sempre a Marghera. In quell'occasione i tre titolari delle imprese, italiani, a loro volta costrinsero i dipendenti della ditta, per la maggior parte originari del Bangladesh, a orari massacranti e a firmare un foglio rigorosamente bianco. Lo stesso foglietto, nel caso in cui i dipendenti avessero protestato, si sarebbe trasformato in una lettera di dimissioni. Due di loro furono condannati e il terzo titolare prosciolto dall'accusa di estorsione.