Tre richieste di arresti domiciliari erano state rifiutate dal Tribunale di sorveglianza. malato cronico, Massimo Tamagnini, 55enne detenuto a Lucca per reati contro il patrimonio, è uscito dalla casa circondariale di San Giorgio solo da morto, dentro una bara. La Procura ora ha aperto un'inchiesta. Tensione alle stelle in carcere dove alcuni detenuti hanno avviato una violenta protesta.

Malato cronico in carcere, niente arresti domiciliari

Per tre volte, dallo scorso gennaio, tramite il suo avvocato, Massimo Tamagnini, ex operaio originario della Garfagnana e detenuto da circa un anno e mezzo, aveva chiesto d'essere scarcerato e trasferito agli arresti domiciliari.

Ma la richiesta non è stata accolta, malgrado le sue condizioni di salute fossero pessime. Tra le patologie croniche di cui soffriva, c'erano il diabete e un problema al fegato.

La mattina di Santo Stefano, il tragico epilogo: il detenuto è stato trovato senza vita dalle guardie carcerarie. Forse la causa del decesso è da attribuire a un'emorragia cerebrale collegata al suo stato. Ora la Procura lucchese vuole fare chiarezza e il pm Antonio Mariotti ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti.

Venerdì scorso, presso l'obitorio, è stata eseguita l'autopsia sul corpo dell'uomo per capire quali siano le cause del decesso e se vi siano responsabilità da parte del personale della casa circondariale. I risultati si avranno tra 90 giorni. Nel frattempo, il corpo è stato restituito alla famiglia e domani si svolgeranno i funerali. I familiari del detenuto hanno intanto nominato un perito di parte e la figlia Michelle denuncia che il padre in carcere non era curato a dovere: in quanto diabetico non poteva disporre di una dieta adeguata, aveva una cirrosi epatica e altri problemi.

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Cronaca Nera

Dal 2016 è la seconda morte in cella nel carcere di San Giorgio di Lucca. E i dati a livello nazionale sono a dir poco allarmanti: dal 2017 sono 60 i detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane.

Morte in carcere, scoppia la protesta dei detenuti

Non appena la notizia si è diffusa, in carcere è scoppiata una protesta. Specie nella terza sezione, quella più problematica a causa delle condizioni dei detenuti.

Alcuni di loro hanno cominciato a inveire e sbattere pentole contro le inferriate. La crescente tensione è poi degenerata fino alla rissa tra ristretti, al punto che per quattro di loro è stato necessario il ricovero in infermeria.

L'Osapp, l'Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria, denuncia in una lettera inviata al ministero di Giustizia che è vicino il punto di non ritorno nel totale disastro del sistema penitenziario italiano.

Nell'appello, rivolto al governo, oltre che ai ministri Bonafede e Salvini, si chiede l'apertura di un confronto con la polizia penitenziaria per l'insostenibile condizione del lavoro nelle carceri italiane.

Carcere, in Toscana e in Italia detenuti in aumento

I dati forniti da Franco Corleone, garante per i diritti dei detenuti della Toscana, sono sconvolgenti. Mentre in Toscana i detenuti sono in aumento, il 30% di loro devono scontare pene per violazione delle leggi sulle droghe e il 20% sono tossicodipendenti, quindi con condizioni di salute psicofisica a rischio se non già compromesse, complessivamente in Italia cresce il numero dei detenuti.

In tutto il Paese sono quasi 60mila, nella sola Toscana hanno superato quota 3400.

Nel 2013, la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo ha condannato il nostro Paese per trattamenti inumani e degradanti verso i reclusi. Da allora, le misure per risolvere l'emergenza sovraffollamento sono rimaste lettera morta. Corleone presenterà presto un dossier sulla situazione a livello regionale. Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'associazione vittime della strage dei Georgofili, chiede di sapere perché un detenuto malato cronico sia morto in cella, e invece detenuti per mafia e stragi al 41 bis godano di scarcerazioni, domiciliari e ricoveri in ospedali d’eccellenza.

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