Sissy Trovato Mazza non ce l'ha fatta: l'agonia della 'principessa guerriera' è terminata sabato nella casa di famiglia a Taurianova, Reggio Calabria, dopo 26 mesi e mezzo di stato vegetativo. Il mistero sulla sua morte, invece, è tutt'altro che risolto.

Per questa ragione, i funerali previsti oggi sono stati rinviati a data da destinarsi: il magistrato ha disposto l'autopsia sul corpo dell'agente di polizia penitenziaria trovata in fin di vita nel vano di un ascensore dell'ospedale civile di Venezia dove si trovava per lavoro. Era stata raggiunta alla testa da un colpo sparato dalla sua pistola di ordinanza.

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Disposta l'autopsia

L'unica persona che avrebbe potuto dire cosa è accaduto quel 1 novembre 2016, poco dopo le 11 nell'ascensore del reparto di pediatria dell'ospedale civile di Venezia, Sissy, non c'è più. Forse ora a 'parlare' potrebbe essere il suo corpo. Ha lottato strenuamente per mantenersi in vita, ma non è riuscita mai a risvegliarsi, e sabato in seguito a complicazioni, è morta in casa, circondata dall'amore dei suoi familiari.

Resta un giallo cosa sia veramente successo due anni fa, quando Sissy, da cinque in servizio presso il carcere femminile della Giudecca, era nella struttura sanitaria per vigilare una detenuta che aveva da poco partorito.

Fu trovata in un ascensore in una pozza di sangue: un colpo, partito dalla sua pistola d’ordinanza, le aveva trapassato il cranio dalla parete destra. Era sopravvissuta, ma in coma.

Le indagini si erano orientate subito verso l'ipotesi del tentato suicidio, senza però riuscire a spiegare le tante anomalie del caso. Ora la procura, vagliando l'ipotesi dell'omicidio, ha disposto l'autopsia. La salma è stata sequestrata e i funerali, previsti oggi alle 15 nella chiesa di Maria Santisisima a Taurianova, sono stati annullati.

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L'esame estremo potrebbe svelare lesioni prodotte da una colluttazione, traumi che per la condizione dell'agente non era stato possibile rilevare. Le mani di Sissy dopo l'episodio che ha decretato la lunga agonia e poi la morte, come raccontò la sorella Patrizia, erano gonfie, presentavano lividi, graffi ed escoriazioni, che potrebbero far pensare a uno scontro fisico per difendersi da chi poi l'avrebbe uccisa.

Sissy, papà Salvatore: ‘Vogliamo la verità'

Verità: la chiede insistentemente, ora più che mai, Salvatore, il papà di Sissy che in questi due anni si è speso per non far archiviare il caso denunciandone le troppe ombre.

La famiglia chiede alla magistratura di andare fino in fondo.

A suo padre, Sissy aveva confidato che in carcere succedevano cose assurde: spaccio di droga e rapporti ambigui tra colleghe e detenute. Fatti che aveva denunciato all'amministarzione penitenziaria ricevendo non promozioni ma sanzioni disciplinari. Quella mattina festiva non avrebbe dovuto fare lei, che di solito lavorava in ufficio e si occupava di buste paga, quel servizio: ma così erano state le disposizioni.

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Il padre ha sempre escluso il suicidio: 15 giorni prima della tragedia, Sissy si era iscritta all'università, voleva prendere gradi e crescere nell'ambiente penitenziario perché credeva alla divisa che portava. "Anche in letto di ospedale, stava lottando per vivere non per morire, una persona che si vuole suicidare non fa nessuno sforzo per vivere", disse Salvatore a Fan Page nell'ottobre 2017

Il papà ha raccontato anche di aver dovuto insistere per essere ascoltato in Questura, che non era stato preso in considerazione nessuno di coloro che avrebbero dovuto essere interrogati.

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Tra le anomalie registrate anche dal legale della famiglia, Fabio Anselmo, lo stesso che ha seguito i casi Cucchi e Aldovrandi, la questione della pistola: le telecamere di vigilanza dell'ospedale poco prima che Sissy entrasse nell'ascensore l'avevano ripresa senza guanti. Ma sulla pistola non sono state trovate impronte digitali, né tracce di sangue.

Ieri Salvatore ha ricevuto la telefonata del ministro di Giustizia, Alfonso Bonafede, con cui aveva avuto un colloquio privato lo scorso novembre. Bonafede gli ha detto che la famiglia non sarà lasciata sola dalle istituzioni. Si attendono i risultati delle indagini, prorogate di sei mesi dal gip di Venezia, Barbara Lancieri: in particolare gli esiti sugli accetamenti fatti su celle telefoniche, tabulati, pc dell'agente e su quella dannata pistola.

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