Procede spedita l'indagine sulla morte di Stefano Cucchi, giovane geometra romano di 31 anni, che morì a Roma il 22 ottobre 2009 all'ospedale Sandro Pertini, mentre lo stesso si trovava in custodia cautelare. Come si ricorderà, Cucchi fu trovato in possesso di circa 12 confezioni di hashish dopo un controllo di routine da parte dei Carabinieri. Il giovane era sospettato di aver ceduto ad un amico la sostanza stupefacente, e per questo venne portato alla caserma "Appia" e qui fu interrogato. Ma le cose avrebbero preso una piega inaspettata, in quanto il giovane sarebbe stato in seguito massacrato di botte da alcuni agenti.
Il processo bis
Da allora, la sorella, Ilaria Cucchi, si batte per poter assicurare alla giustizia i presunti assassini di suo fratello. Dopo un procedimento giudiziario durato diversi anni, nel 2015 proprio su richiesta della famiglia, la Procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo di indagine sul caso, che ha portato quindi all'apertura dell'attuale processo bis. E proprio qui sono venuti alla luce dei particolari sconcertanti, soprattutto dopo le dichiarazioni di Franceso Tedesco, che all'epoca prestava servizio proprio presso la caserma dove venne picchiato il giovane. La Procura romana, su disposizione del pm Giovanni Musarò, e del procuratore Giuseppe Pignatone, ha notificato ai soggetti finiti sotto inchiesta l'avviso di chiusa dell'indagine, un atto che, secondo l'ordinamento giudiziario, precede solitamente il processo.
Gli indagati, quindi, sarebbero responsabili di aver depistato le indagini sulla morte del geometra romano, nascondendo il fatto che quelle gravissime lesioni fossero state provocate proprio da alcuni agenti che quella sera si trovavano in servizio, per cui dovranno rispondere di falso, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia.
Accuse gravissime
Nel registro degli indagati è finito anche Alessandro Casarsa, che all'epoca del pestaggio era addirittura comandante del Gruppo Roma, e Lorenzo Sabatino, egli stesso responsabile del nucleo operativo. Con loro altre sei persone dovranno rispondere, ciascuno a seconda delle proprie responsabilità, delle accuse su dette. Il caso della morte di Stefano Cucchi, nel corso degli anni, ha suscitato forte sdegno tra l'opinione pubblica, a la gente si è chiesta come possa essere avvenuto un fatto simile.
Ad oggi la famiglia ha anche fondato una Onlus, intitolata proprio al geometra romano rimasto vittima di questo tremendo episodio. Recentemente ha fatto anche scalpore la notizia che gli stessi Carabinieri possedessero una relazione segreta sull'autopsia di Stefano.