Tra le tante vittime dello scontro a fuoco tra combattenti dell’Isis e le milizie arabe o curde che stanno infiammando Baghuz, ultima roccaforte jihadista nell’est della Siria, c’è anche un italiano. Lorenzo Orsetti, era un fiorentino di 33 anni, che aveva scelto come nome di battaglia di Tekoşer, che significa proprio “combattente”. Infatti da un anno e mezzo era al fianco del Siryan Democratic Force, l’alleanza delle che lotta contro i guerriglieri dello Stato Islamico.

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A rivelarlo sono stati gli stessi nemici, che hanno diffuso sui social alcune foto del volontario ucciso e dei suoi documenti, accompagnate dalla rivendicazione del delitto di un “crociato italiano”. A quanto pare Orsetti, insieme ad altri militari, sarebbe caduto in un’imboscata e ucciso durante uno scontro a fuoco, proprio mentre si stanno spegnendo le ultime sacche di resistenza dell’Isis.

La decisione di lasciare tutto e partire per la Siria

Orsetti era un giovane come tanti, che però aveva deciso di lasciare tutto in Italia, per andare a combattere in Siria.

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Era stato lui stesso a raccontare la sua storia in un intervista riportata un anno fa dall’edizione fiorentina del Corriere della Sera. Nato e vissuto nel capoluogo toscano, aveva lavorato per ben 13 anni nell’alta ristorazione, coprendo diversi ruoli come il cameriere, il sommelier ed il cuoco.

Ad un certo punto aveva iniziato ad avvicinarsi alla causa curda, convinto dalle istanze di una società più equa.

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Cronaca Nera

Quindi aveva deciso di raggiungere Afrin, roccaforte della resistenza dei curdi e delle forze democratiche in Siria, per unirsi alle milizie locali, senza preoccuparsi di eventuali conseguenze nel nostro Paese – dove la legge Alfano punisce severamente i foreign fighters – perché convinto di essere dalla parte della ragione.

La reazione della madre di Lorenzo Orsetti

La notizia della morte di Orsetti si è diffusa rapidamente ed ha raggiunto anche i suoi parenti a Firenze.

La madre di Lorenzo, intervistata dall’Ansa, ha confessato, ancora incredula, di aver visto le immagini del figlio alla televisione, durante il telegiornale regionale di Rai 3 e di essersi immediatamente spaventata. Ha anche riferito che il giovane non rispondeva più al telefono da 24 ore.

La donna ha raccontato l’ansia vissuta per tutto questo anno e mezzo, sin dalla notizia della partenza del figlio per il fronte di guerra; però nessuno ha potuto far nulla contro la decisione del giovane di voler aiutare il popolo curdo, mettendo a rischio anche la propria vita per un ideale.

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