L’aggressore di Niccolò Bettarini, il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini, passa dal carcere agli arresti domiciliari: a prendere questa decisione è stato il Gip, Guido Salvini.

Al ragazzo di trent’anni, Davide Caddeo, individuato come l’esecutore materiale del reato, qualche mese fa, era stata inflitta una condanna di 9 anni di reclusione essendo stato il giovane accusato di tentato omicidio aggravato.

Diversamente dai suoi complici, che infatti avevano ricevuto condanne “minori”, dai 5 ai 6 anni, avendo usufruito delle attenuanti, a Caddeo era stata inflitta una pena maggiore.

Il Gip, questo pomeriggio, su istanza degli avvocati Robert Ranieli e Antonella Bisogno, ha deciso che l'uomo, proprio a causa della sua "difficile vita" ed essendo “tossicodipendente dall’adolescenza”, dovrà lasciare il carcere e frequentare un centro di cura per tossicodipendenti e una comunità che lo farà lavorare.

Nel provvedimento, emerge la ‘difficile vita’ di Caddeo

Il giudice nell’ordinanza ha messo in luce la “funzione rieducativa” della pena, anche se non definitiva . Egli ha inoltre sottolineato che la frequentazione di questi due centri “non deve restare una mera facoltà dell’imputato, destinata magari ad essere abbandonata, ma costituisce parte integrante del presente provvedimento”.

Così, più di una volta, il Gip ha sottolineato quanto sia stata complicata l’adolescenza di Caddeo, essendo figlio di una famiglia dipendenti dall’eroina e con il padre a lungo detenuto.

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Cronaca Nera

Davide Caddeo, durante il processo, avvenuto tramite rito abbreviato, rese una “piccola confessione”: ammise di aver accoltellato “una sola volta" il figlio della Ventura e di Bettarini, ma di non sapere chi avesse sferrato gli altri 8 colpi sul corpo del giovane.

L’aggressione avvenuta fuori una discoteca di Milano

Erano le cinque di mattina del 1 luglio del 2018, quando all’uscita della discoteca “Old fashion” di Milano, Niccolò Bettarini, fu aggredito ed accoltellato da quattro ragazzi.

L’aggressione avvenne per futili motivi e causò gravi ferite al diciannovenne. “Sei il figlio di Bettarini, adesso ti ammazziamo”, fu la frase pronunciata, prima dell’aggressione, a colpi di coltello, dai quattro giovani.

Niccolò Bettarini, il giorno in cui si era concluso il processo, si era mostrato felice dell’esito della sentenza, dal momento che “giustizia era stata fatta”, ma oggi, al contrario, non appena appresa la notizia di “scarcerazione" del suo aggressore, affida al social network Instagram le sue parole di delusione e di sconforto: “Ho il diavolo dentro.

Questo è un paese ingiusto, dove la giustizia non c’è per nessuno”.

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