I suoi 'tentacoli' erano gli innumerevoli profili falsi che, 'diligentemente', aveva creato su Facebook, Instagram e Kik, nuovo social di facile accesso. Canali attraverso i quali un 50enne, fingendosi ginecologo, avrebbe attirato ragazze minorenni nella sua trappola diabolica, convincendole ad incontrarlo e proponendo loro false terapie anticoncezionali. Tre i casi finora accertati, due sarebbero culminati in violenze sessuali, il terzo rimasto a livello di adescamento.
Un insospettabile ingegnere brianzolo incensurato è dunque finito nella rete della polizia: l'operazione 'Octopus', coordinata dal sostituto procuratore di Milano, Letizia Mannella, e dal pm Francesca Gentilini, l'ha stanato.
L'uomo, incriminato per violenza sessuale aggravata, adescamento di minori e detenzione di materiale pedopornografico, è in custodia cautelare nel carcere di Monza. L'arresto risale allo scorso 20 febbraio, ma la notizia è stata resa nota solo ora per ragioni investigative.
Finto ginecologo stanato dall'operazione 'Octopus'
Cinquantenne, sposato con figli, colto, al di sopra di ogni sospetto, il presunto predatore sessuale avrebbe organizzato una fitta trama social di adescamento di ragazzine. Le sue vittime sarebbero almeno tre, di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Ma Procura e polizia temono che siano molte di più. L'indagine ha preso avvio dalla denuncia presentata lo scorso novembre dal padre di una minorenne che sarebbe stata attirata nella casa dell'uomo ed abusata.
La ragazzina ha trovato il coraggio di parlare quando l'uomo, tra le insistenti richieste, sarebbe arrivato a chiederle espressamente di portarle una bambina di dieci anni.
L'operazione 'Octopus' è risalita alle modalità operative del presunto predatore sessuale. I suoi tentacoli viscidi e subdoli sarebbero stati i profili 'fake' creati su Instagram e Kik, app di messaggistica istantanea a metà tra Whatsapp e un social, usata soprattutto dai giovanissimi perché consente di registrarsi anche senza numero telefonico: basta una mail e per questo facilita la proliferazione di account falsi e anonimi. Però una volta iscritti, non ci si può più cancellare. Spacciandosi sui social per Alberto Berti, ginecologo di fama internazionale, l'ingegnere avrebbe ostentato false pazienti per adescare le ragazzine.
Avrebbe poi pubblicizzato i suoi inesistenti servizi usando ulteriori profili falsi, fingendosi di volta in volta una ragazzina o un ragazzo di bell'aspetto. Dopo l'adescamento, sarebbe stato solito passare alla seconda fase del piano: violenze sessuali travestite da trattamenti.
Nella tana di un predatore sessuale
Una volta che, via chat, aveva convinto le ragazzine a incontrarlo, le avrebbe persuase a sottoporsi ad un trattamento 'sanitario' presso il suo studio, che in realtà era un normalissimo appartamento preso in affitto in Brianza dove avrebbe abusato sessualmente di due minorenni con rapporti non protetti, anche perché il finto medico avrebbe sostenuto di essere sterile.
Per essere credibile nella parte del ginecologo, avrebbe proposto un trattamento anticoncezionale 'neutro'.
La mancata terapia avrebbe causato frigidità, sterilità e altri esiti negativi, come spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la Questura di Milano dal procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella che ha coordinato le indagini.
Abusi, minacce e ricatti di un adescatore seriale
Da abile manipolatore, il finto medico, di fronte al rifiuto di intimità da parte delle sue prede, avrebbe utilizzato minacce e ricatti. In un caso, avrebbe preteso somme di denaro non a portata di tasca di un'adolescente per il tempo dedicato alle 'cure'. In un altro, avrebbe minacciato di rivelare tutto ai genitori dell'atterrita vittima di turno.
Oppure, avrebbe usato un altro stratagemma non meno diabolico: un foglio medico con i dati delle 'pazienti' e le foto che era riuscito a farsi inviare, così da renderle più ricattabili.
Le indagini continuano. Gli investigatori temono che i casi siano molti di più di quelli finora venuti alla luce. Per questo, ieri hanno lanciato un appello a potenziale vittime perché denuncino. Ai genitori, invece, perché controllino i figli minorenni che troppo spesso usano i social ignari dei pericoli reali.